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«Ridondanza e formazione nella scuola moderna»: un intervento del professor Vavalà, del “De Sanctis” di Trani

In tutte le comunità scientifiche del mondo si discute, liberamente, sulla crisi della ridondanza nei processi della formazione e dell'educazione. Gli informatici teorici chiamano "ridondanza" il rumore di fondo che interferisce e disturba fortemente i messaggi comunicativi, rendendoli opachi e difficili da decifrare. La correzione proposta consisterebbe nell'adoperare dei filtri critici in grado di attenuare la sempre crescente massa quantitativa delle informazioni.

Tradotto nelle pratiche conoscitive e formative, tutto questo significa usare il pensiero critico per selezionare le informazioni sempre più invasive e caotiche. Senza il rafforzamento del pensiero critico, tutti i corsi digitali del mondo sarebbero fini a se stessi. Così ragionano gli informatici di un certo livello. A scuola dovrebbe tornare in primo piano il tema tedesco della "Bildung" ovvero della formazione critica e multilaterale dei ragazzi.

Cosa succede invece? Alcuni funzionari applicano le leggi con eccessivo zelo, che notoriamente vanno interpretate e applicate contemporaneamente. Così deve avvenire in una civiltà democratica avanzata, e i critici delle leggi non sono degli eversori ma soltanto dei cittadini attivi. Nelle famose e "ridondanti" competenze di cittadinanza bisognerebbe mettere al primo posto la capacità reattiva nei confronti degli eventi del mondo.

La scuola spesso è diretta con forza ed energie propositive da dirigenti scolastici vigili e attenti a tutti gli aspetti della vita umana, e nel pieno rispetto delle leggi vigenti. Nonostante la buona direzione complessiva, si sente però l'assenza di un critico e partecipato dibattito franco e schietto sui decisivi temi della formazione e dell'educazione.

Il grande filosofo tedesco Nietzsche ha letto il tema della formazione nei termini giusti e persuasivi di una lotta interna all'individuo tra diverse forze plasmatrici; l'esito di questa lotta non è facilmente prevedibile, e non aiuta il martellamento ministeriale sulle competenze. La funzione del docente dialogante continua ad essere decisiva e la scelta dei contenuti non è neutrale o subordinata alla religione delle competenze funzionali.

Mi sono permesso, ad esempio, di sottolineare che contenuti manichei rafforzano le tendenze fanatiche ed estreme; lo sbilanciamento sulla tragedia rende, drammaticamente, spettrale la percezione del mondo, da parte dei ragazzi; l'eccesso di astrazione o di metodi analitici assidera le capacità inventive e narrative. Dispiace che non si trovi il luogo per discutere di questi punti cruciali all'interno della scuola

Eppure in classe mi trovo bene, ad insegnare i testi filosofici ed a narrare la storia; i ragazzi mi seguono, dialogano, intervengono spontaneamente, non si annoiano. Auspico una discussione su questi temi cruciali dell'educazione e spero che i ragazzi trovino tempo ed energie per essere veri protagonisti del loro futuro.

Luigi Vavalà (docente del liceo “De Sanctis” di Trani)


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