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Regolamento di Palazzo Beltrani, per Zitoli e Cormio (quinta commissione) «è il momento di avere il coraggio di cambiare»

«Il consiglio comunale di lunedì (oggi, ndr) dovrà discutere e pronunciarsi su un provvedimento che non ha la pretesa di impartire lezioni sulle modalità di gestione di un sito culturale, ma offrire spunti per una riflessione più generale ed articolata su funzione e fruizione di un palazzo cittadino, fino ad ora poco sfruttato, quale il Palazzo delle arti Beltrani».

Così Francesca Zitoli e Patrizia Cormio, rispettivamente presidente e componente della quinta commissione consiliare, che ha lavorato sulla delibera da approvare in aula «per rendere Trani un laboratorio urbano di sperimentazione e ibridazione di linguaggi artistici - sottolineano le due consigliere -. Palazzo Beltrani ha bisogno di colmare i suoi gap gestionali, ripensare la sua struttura organizzativa, artistica e scientifica interna, nonché il suo scopo culturale e sociale, per ambire da un lato ad un ruolo formativo e divulgativo per il grande pubblico, dall’altro a una funzione di  sostegno per la ricerca e gli addetti ai lavori, diventando così una finestra sul panorama delle tendenze artistiche attuali. Del resto – proseguono -, Palazzo Beltrani è uno spazio che ha tutte le premesse per essere, attraverso un approccio multidisciplinare, sede riconosciuta per la contaminazione delle diverse forme dell’arte e un punto di snodo nel processo di relazione tra arte, società e territorio. È una sede ideale anche per ospitare le tendenze contemporanee più all’avanguardia, sia dal punto di vista degli eventi espositivi, sia dal punto di vista dell’incentivazione alla mobilità e alla produzione artistica, tentando di inserire Trani all’interno di un circuito di scambi culturali a livello internazionale».

Attualmente la gestione dei servizi di Palazzo Beltrani è stata affidata, tramite gara quinquennale, ad un concessionario che si dovrà occupare dell’apertura, chiusura, gestione bookshop e caffetteria, programmazione eventi ed iniziative. «Un buon punto di arrivo rispetto allo stato attuale – commentano Zitoli e Cormio -, ma bisogna ambire a qualcosa di più, ad una direzione nuova, di stampo più spiccatamente manageriale. L’istituzione museale deve essere aperta al pubblico, una piazza del sapere, non un luogo frequentato per caso una sola volta nella vita, ma vissuto, aperto ai cittadini prima che ai turisti, “un luogo aperto alla vita quotidiana, non il tempio di uno stanco rito sociale”».


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