“Absolutely nothing”, assolutamente niente, è il titolo del nuovo libro di Giorgio Vasta (sottotitolo “Storie e sparizioni nei deserti americani”), edito da Quodlibet Humboldt, con le fotografie di Ramak Fazel. Il libro può considerarsi, secondo il critico letterario Vito Santoro, che l’ha presentato ieri per il primo appuntamento dell’anno della rassegna “Scrittori nel tempo”, «il terzo step di Vasta» dopo i primi due successi, “Il tempo materiale” e “Spaesamento”.
I tre personaggi, Vasta, Fazel e Giovanna Silva, fotografa ed editore responsabile del progetto, hanno intrapreso un viaggio tutto americano, tra le “ghost town”, un cimitero di aereoplani, un lago fossile, e l’ “absolutely nothing” del deserto: questi tre personaggi formano quasi una vignetta dei Peanuts.
Il libro segna «il trionfo della parola, della sua capacità di essere concreta e materiale». Così Vasta: «Absolutely nothing è una indicazione stradale per indicare il deserto. Quando ho cominciato a scrivere ho pensato che questo elemento casuale potesse essere un varco di accesso. Questo libro è un racconto nello spazio: in quegli spazi deserti che ho visitato, c’è sempre qualcosa di vitale. Nonostante il romanzo nei miei intenti dovesse essere il più lontano dalla biografia, è diventato il più personale che abbia mai scritto».
A fare da contrappunto, le fotografie di Ramak Fazel. “Absolutely nothing” traccia un itinerario che collega scrittura documentaristica e fiction, riflessione e autobiografia, per provare a comprendere cosa accade ai luoghi quando le persone che li hanno abitati se ne vanno via.
“Scrittori nel tempo”, della quale Radiobombo – Il giornale di Trani è media partner, continua: prossimo appuntamento, sabato 14 gennaio con Paolo Rodari, vaticanista di Repubblica, autore de "La custode del silenzio" (Einaudi), storia di una eremita moderna, Antonella Lumini, anch’ella presente all’incontro che si terrà alle 19 eccezionalmente non alla libreria Luna di sabbia ma presso la chiesa di san Francesco. Interverrà anche don Saverio Pellegrino.
Federica G. Porcelli



