È stata la compagnia napoletana “Ente teatro cronaca Vesuvioteatro” ad aprire la stagione di prosa 2017 del cinema teatro Impero in collaborazione con il Comune di Trani e il Teatro pubblico pugliese, con lo spettacolo “Parenti serpenti”. Per la regia di Luciano Melchionna, la tragicommedia è una versione in chiave moderna, ma non troppo, del celebre omonimo film di Mario Monicelli. Attore protagonista, Lello Arena. Altri interpreti, Giorgia Trasselli, Raffaele Ausiello, Andrea de Goyzueta, Carla Ferraro, Autilia Ranieri, Annarita Vitolo, Fabrizio Vona.
Lello Arena è Saverio, ex carabiniere che si diverte a trascorrere il tempo tra strane invenzioni, sposato da cinquant’anni con Trieste. I due coniugi aspettano con ansia il Natale per rivedere finalmente i loro figli, che vivono in parti diverse d’Italia (Napoli, Gaeta, Frosinone e Modena): Lina, sposata con Michele; Alessandro, la cui coniuge è l’eccentrica Gina; Milena, sensibile e vittimista, vedova; Alfredo, un ragazzo affettato ed un po’ effeminato. Ogni Natale, la famiglia si riunisce sotto il tetto di Saverio e Trieste. Mancano soltanto i due nipoti: la figlia di Alessandro è in vacanza con le amiche; il figlio di Lina è con i nonni paterni.
Nel corso della festa, ci sono le tradizioni da rispettare: baciare la mano ai genitori quando suona la “squilla”, durante la processione della vigilia; recarsi tutti insieme alla messa di mezzanotte; mangiare il capitone; scambiarsi regali. Ma le consuetudini vengono rotte da una notizia che irrompe come un terremoto: i due genitori comunicano ai figli che sono stanchi di vivere da soli, e preferirebbero trasferirsi presso uno di loro. Starà ai quattro scegliere chi dovrà prendersi cura dei genitori, ricevendo in eredità la casa. Ed è da quel momento in poi che i figli dovranno fare i conti con le meschinità, le ipocrisie, i segreti, tutte le emozioni negative latenti all’interno dei rapporti di famiglia, preferendo una scelta crudele e dolorosa.
“Parenti serpenti”, così, cambia completamente “volto”: la commedia diventa tragedia, ed il personaggio comico di Saverio è costretto a raccontare la verità, trasformandosi in un personaggio amaro. Manca, nello spettacolo di Melchionna, supponiamo per motivi pratici, una figura importantissima nel film di Monicelli, quella del bambino che svela il finale della storia, nella sua ingenuità e purezza d’animo, nel suo compito in classe nel quale deve raccontare come ha trascorso le vacanze di Natale. Nello spettacolo, la voce narrante non è quella del bambino ma dell’attore protagonista stesso, Arena, che durante i monologhi incassa, giustamente, applausi. Nel concludere, Saverio dice: «Perdiamo di vista le priorità. Abbiamo perso il senso del sentire, anneghiamo tra mille apparenti vantaggi e quella cosa che chiamiamo libertà ma che di libertà non ha nemmeno l’odore».
Alla fine dello spettacolo, e lo scriviamo a vantaggio dei, per fortuna pochi, spettatori che hanno lasciato la sala mentre gli attori salutavano il pubblico, Lello Arena ha ringraziato la compagnia per essere riuscita a portare il «miracolo del teatro in scena». Infatti, a causa del maltempo, la compagnia è arrivata in ritardo a Trani: l’incontro con gli attori previsto in biblioteca è stato annullato e il sipario si è aperto tardi. E l’altro miracolo compiuto dalla compagnia, e dal teatro, è stato quello di emozionare il pubblico.
Federica G. Porcelli
















