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Ebrei e cristiani di Trani uniti nel dialogo: «Le religioni diano il buon esempio contro l'intolleranza»

«Mia figlia si sposerà il mese prossimo a Gerusalemme, a due passi dal luogo del strage dello scorso 8 gennaio. A maggior ragione, il dialogo tra le religioni diventa fondamentale per la riappacificazione, per contrapporre la fratellanza alla divisione, la condivisione all'odio». Così il Rabbino capo di Napoli, Rav Umberto Piperno, concludendo lunedì scorso, presso la sinagoga Scolanova, la lezione sulla figura biblica di Ruth la Moabita nell'ambito della Giornata del dialogo ebraico-cristiano, che si è svolta ufficialmente ieri e, a Trani, è stata anticipata di ventiquattro ore.

Il libro di Ruth è un testo contenuto nella Bibbia ebraica e cristiana. È scritto in ebraico e la sua redazione, ad opera di autori ignoti, è collocata dai diversi studiosi tra il V e il II secolo avanti Cristo, probabilmente in Giudea. Il volume descrive la storia, ambientata nella Giudea del tempo dei Giudici (XI secolo avanti Cristo), della gentile (cioè non ebrea, in quanto moabita) Ruth, modello di pietà e bisnonna del futuro re Davide. Sposa un ebreo emigrato nel suo Paese, rimane vedova, va in Israele e qui incontra un parente del marito, Bòaz, disposto a sposarla per riscattarla dalla disperazione.

Una metafora del dialogo interreligioso che Piperno ritiene «non solo possibile, ma indispensabile. Credo che sia la natura di un rapporto di fratellanza che nasce duemila anni fa - ha detto ai cronisti prima di dare inizio alla lezione -. Non dimentichiamo che Gesù è nato e ha vissuto da ebreo, quindi il dialogo è la miglior lotta all'intolleranza. A volte - prosegue il rabbino - l'uomo dimentica il riflesso di sé nell'altro, quindi è necessario, da parte dei leader delle religioni, fare riscoprire la dimensione dell'uomo che nell'altro. Perché ho scelto di parlare del Libro di Ruth? Perché la tradizione biblica è la base della parola, dell'incontro, della condivisione di valori che vedono la vita al centro dello sviluppo umano».

Assente il vescovo di Trani, Mons. Giovan Battista Pichierri, di cui si attendeva con interesse il ritorno in sinagoga, a rappresentare la diocesi è intervenuto don Cosimo Fiorella, referente del presule per l'ecumenismo ed il dialogo interreligioso: «Questa giornata è nata proprio per approfondire l'incontro con quelli che sono stati definiti i nostri fratelli maggiori nella fede - ha detto -. Infatti, non dobbiamo dimenticare che il Signore Gesù era ebreo e lo sarà per sempre, per cui non è semplicemente possibile, ma doveroso dialogare con chi ha preparato la venuta del Messia, quindi gli ebrei. In fondo, non ci sono differenze nella preghiera che si rivolge a Dio, al contrario, la fraternità nello spirito che ci unisce, al di là delle differenze specifiche delle singole religioni».

Ed a maggior ragione, anche don Fiorella, come Rav Piperno, ha soffermato l'ultima parte del suo intervento in sinagoga sulla risposta che le regiliogi devono dare a chi fomenta divisioni ed odio: «Io penso che queste celebrazioni, fatte in sintonia con chi ha una fede diversa dalla nostra e chi, pur avendo la nostra stessa fede, appartiene ad una confessione diversa, siano assolutamente necessarie perché il mondo, a volte, tende alla frammentazione. Noi cristiani, nel rapporto con gli altri, siamo chiamati a dare una testimonianza non soltanto di unità nella fede, ma anche unità ed accoglienza di culture ed espressioni diverse».

In altre parole, l'auspicio comune emerso dal'incontro è «un dialogo non semplicemente religioso - hanno detto sia il rabbino, sia il sacerdote - ma che si apra anche all'interculturalità in un mondo che, pur proponendosi come villaggio globale, a volte ancora vive nel sospetto della diversità. E penso che tutto quello che sta capitando nell'accoglienza dei migranti - ha aggiunto don Fiorella - sia segno il segno più evidente di quanto, a volte, si viva con la logica del sospetto e la paura del diverso. Pertanto, ben vengano queste iniziative, perché ci danno la possibilità di aprirci a culture diverse». 


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