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Ebrei e cristiani di Trani insieme anche nella sepoltura: la storia della cripta del Museo Sant'Anna

La cripta della ex sinagoga Scola grande, poi chiesa di Sant'Anna ed oggi museo ebraico Sant'Anna, sembra la metafora plastica del dialogo tra ebrei e cristiani di cui si è parlato, l'altra sera, nella quasi confinante sinagoga Scolanova. Infatti, i locali sotterranei dell'edificio di culto contengono sia iscrizioni funerarie ebraiche, sia tombe cristiane, che convivono allo stesso modo in cui la giornata celebrata  ufficialmente ieri (ed a Trani con ventiquattro ore di anticipo) ha cercato di suggerire a tutti coloro che professano le due religioni.

Secondo quanto si legge nelle guide al turista disponibili nel museo, oggi gestito dalla Fondazione Seca, l'area sepolcrale degli ebrei, a Trani, si trovava all'esterno della città, presso le mura federiciane, ed aveva per confini la via che portava al convento dei Domenicani, quella posta «sotto il canneto», e la via per Bisceglie e Ruvo, con epicentro nell'attuale via Calatafimi: un'area utilizzata fin dall'antichità come luogo di sepoltura. Dopo le conversioni del 1294, il cimitero fu abbandonato e l'area donata dagli Angioini ai Domenicani nel 1304: nel documento di donazione vengono indicati i confini dell'area stessa. In seguito, quando la comunità tranese si riprese - nel secolo XV -, i defunti venivano seppelliti in un'area adiacente a quella antica, lungo la via per Colonna.

La tradizione religiosa ebraica non prevede l'erezione di segni distintivi, lapidi o altro sulle sepolture. Tuttavia si diffuso l'uso, specialmente a cura di famiglie notabili o insigni, di indicare il luogo di sepoltura dei loro cari con lapidi o stele con epitaffi, alcune delle quali ci sono giunte perché reimpiegate come materiale da costruzione. Appartengono all'antico cimitero la pietra tombale di Rabbi Adonyah Baruch (1290) ed alcuni frammenti lapidari murati nel Palazzo Broquier, databili al secolo XIII. Dal cimitero del secolo XV proviene le pietre tombali dedicate al sapiente Rabbit Tanhum ben Mosè de Beaucaire (1450), Ricca di Hayym (1450), Astruga di Mastro Astruc (1491), Bonafiglia "compagna" di Giuda de Bonomo (1491). Le cinque pietre tombali sono attualmente conservate nel museo ebraico Sant'Anna. Ricorrente, nelle epigrafi, è la seguente formula: «Sia la sua anima avvinta nel vincolo della vita». L'acclamazione è desunta da Samuele (25, 29), dove è augurio di protezione divina, e divenne di uso comune nelle iscrizioni sepolcrali nell'ambito della Puglia. Le epigrafi di Trani usano la forma abbreviata, ossia in sigla composta con le iniziali delle parole ebraiche.

Quanto ai cristiani, nel medioevo era loro consuetudine seppellire i propri defunti nelle chiese, talvolta in ambienti sotterranei o cripte. Nelle chiese sedi di confraternita, come l'ex Sant'Anna, la cripta funeraria era riservata ai confratelli ed ai loro familiari. I corpi venivano collocati in nicchie laterali (colatoi) e, successivamente, le ossa riposte in uno più ossari comuni, proprio come a Sant'Anna, ricavati in locali adiacenti la cripta o scavati al di sotto di essa. Le cripte erano spesso ornate con decorazioni ed iscrizioni - a Sant'Anna poste all'ingresso, che ricordavano la caducità della vita terrena.


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