«A Trani siamo stati i primi a ricordare Francesco De Sanctis nel bicentenario della nascita». Così il professor Giuseppe Brescia, già docente del liceo tranese che porta il nome del filosofo e deputato, nonché ex preside del Liceo scientifico Valdemaro Vecchi, intitolazione da lui proposta ed accordata.
Brescia ha tenuto una Lectio magistralis ieri sera, in biblioteca comunale, richiamando in apertura «la memoria storica ed i grandi personaggi di Trani in un presente di particolare imbarbarimento politico e sociale. Ronchi, Piracci, Macchia, Malcangi, Giustina Rocca sono solo alcuni dei grandi uomini e donne della città – ha detto Brescia -. E Benedetto Croce sarebbe diventato grande a Trani, grazie alla tipografia di Valdemaro Vecchi».
Fra i maestri di Trani, anche Francesco De Sanctis, patriota e filosofo, politico e studioso. A distanza di duecento anni dalla nascita.
Della lezione di De Sanctis fa parte il Discorso di Trani, letto il 29 gennaio 1883, nel teatro San Ferdinando, in occasione della sua elezione al parlamento nel collegio di Trani.
«I partiti tanto più sono forti quanto più pensano non a loro, ma al Paese – è uno dei celebri passaggi del discorso -. Noi siamo in un teatro e la platea è il paese. Non coinvlgendo la platea, sopraggiunge l'apatia, e la gente diserta le urne». Una frase di straordinaria attualità, scritta oltre un secolo fa, straordinariamente attuale.
Speciale sulla serata ed approfondimenti sul prossimo numero del Giornale di Trani, in uscita sabato 28 gennaio, alla vigilia del 134mo anniversario del Discorso.


