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Villa Turrisana, il Consiglio di Stato dà ragione al Comune di Trani: «Lavori difformi da quelli autorizzati, fu giusto interromperli»

La Sesta sezione del Consiglio di Stato (presidente de Francisco, estensore Buricelli), ha confermato la sentenza del Tribunale amministrativo regionale della Puglia, del 2014, respingendo l’appello della società Gavetone, proprietaria di Villa Turrisana, storica residenza ubicata sulla vecchia strada statale per Bisceglie.

La vicenda inizia il 6 settembre 2010, con il permesso di costruire rilasciato dal Comune di Trani autorizzando il restauro e risanamento conservativo dell'immobile, che si trovava in condizioni di degrado ed abbandono, ed era destinato ad essere trasformato in una struttura ricettiva.

A seguito di sopralluoghi, dell'Ufficio tecnico comunale e del Comando della polizia municipale, si riscontrarono invece difformità significative tra i lavori eseguiti e quanto previsto nel permesso di costruire. Pertanto, con ordinanza dirigenziale del 15 settembre 2011, il dirigente dell'Utc, Giuseppe Affatato, disponeva la sospensione dei lavori.

Da lì a poco, la Procura di Trani disponeva il sequestro dell’immobile, sulla base degli accertamenti dell Polizia locale, diretta dal comandante Antonio Modugno, con l’ausilio dell’ingegner Antonio Recchia, ausiliario di polizia giudiziaria. 

Successivamente, il dirigente dell'Ufficio tecnico rigettò anche l'istanza di sanatoria presentata dalla società.

Per il Consiglio di Stato, «l'intervento edilizio in discussione, per come eseguito, non poteva essere qualificato se non come un intervento di ristrutturazione edilizia, e non restauro e risanamento conservativo. Vi era l'obbligo di mantenerne pressoché intatta la struttura storica - si legge nella sentenza -, eseguendo opere compatibili con un restauro e risanamento conservativo, mentre invece ha operato la demolizione delle strutture portanti murarie al primo piano e dalla ex suppenne (l'edificio ha anche un piano interrato, ndr), con l'eccezione della facciata principale, e realizzato pilastri di sostegno in calcestruzzo armato ricostruendo sia il primo piano, sia la ex suppenne, mediante l'utilizzo di nuove strutture e pilastri in cemento armato».

Ed a nulla è valso, da parte della Gavetone, fra le altre circostanze, richiamare la sentenza del Tribunale di Trani, dello scorso anno, con cui la legale rappresentante della società è stata assolta dal reato di abuso edilizio: per i giudici romani si tratta di «una sentenza di primo grado non ancora passata in giudicato, e della quale è stato depositato soltanto il dispositivo, senza pertanto conoscerne attualmente le motivazioni». Inoltre, il giudicato penale copre solo l'accertamento dei fatti materiali, e non anche la loro qualificazione o valutazione giuridica», che rimane appannaggio del giudice amministrativo e/o civile.


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