La prima sentenza della Sezione giurisdizionale per la Puglia della Corte dei conti, composta dai magistrati Francesco Lorusso (presidente), Pasquale Daddabbo e Antongiulio Martina (consiglieri), ha riguardato Amiu Spa, ex azienda municipalizzata, interamente posseduta e partecipata dal Comune di Trani.
Infatti, tre ex amministratori della società, Francesco Sotero (presidente), Francesco Di Toma e Pasquale Sorrenti (componenti), che furono in carica da giugno 2009 a luglio 2012, sono stati condannati al pagamento di complessivi 91mila euro per avere autorizzato un incremento dello stipendio, accertato come illegittimo, in favore del massimo dirigente aziendale, Michele Zecchillo, oggi non più in servizio.
In particolare, a Sotero, Di Toma e Sorrenti è stato ordinato il pagamento di 51mila euro per l'aumento della retribuzione annuale da 86mila a 103mila euro, ed al solo Sotero altri 40mila euro, per l'erogazione in favore dello stesso dirigente, negli anni 2010 e 2011, della retribuzione incentivante pur un difetto dei presupposti cui è subordinata.
I giudici contabili, in primo luogo, hanno accertato «che gli amministratori della società siano soggetti alla giurisdizione in materia di responsabilità di questa Corte e, per l’effetto, l’infondatezza dell’eccezione di difetto di giurisdizione dagli stessi sollevata che, pertanto, deve essere disattesa». In altre parole, Amiu è sottoposta al controllo analogo del Comune e ne è pienamente una società «in house».
L'aumento corrisposto, anche retrodatandone gli effetti rispetto alla data di sottoscrizione dell'accordo, è stato dichiarato ingiustificato ed illegittimo. Infatti sebbene fosse in un primo momento collegato all'attività della ricicleria, lo stesso è stato comunque corrisposto anche quando la ricicleria cessò di funzionare, a partire dal 2011.
Fra le altre censure mosse, in particolare al presidente uscente, il fatto di avere affermato che tali incrementi dei compensi fossero ascrivibili ad una «prassi aziendale», circostanza che la Corte dei Conti ha ritenuto non tale da giustificare l'incremento dei compensi accordato al professionista.
Il provvedimento, chiesto ed ottenuto dal vice procuratore generale, Antonio Trocino, nasce da un doppio esposto, evidentemente fondato, del collegio sindacale dell'epoca (marzo 2012 e gennaio 2014), presieduto da Francesco d'Amore, non nuovo a manifestare criticità nell'azienda di cui era revisore contabile.
Peraltro, in sede penale, il prossimo 7 marzo, per un altro procedimento, d'Amore dovrà a sua volta difendersi da un'accusa di diffamazione, calunnia e truffa, che vede vari componenti della stessa Amiu costituiti parte civile nel giudizio.

