La grande poesia del Belpaese è stata la protagonista assoluta del “Canzoniere italiano” di Cosimo Cinieri, per la regia di Irma Immacolata Palazzo, suacompagna di teatro da quarant’anni, sul palco del Circolo del cinema “Dino Risi” di Trani.
Questa recitazione poetica, generalmente accompagnata in teatri e piazze di tutta Italia dalla musica della banda dell’arma dei carabinieri, ha l’obiettivo di restituire dignità fonetica alla poesia italiana, da quella dell’ “amor cortese” al crepuscolarismo di Guido Gozzano, passando per Giacomo Leopardi, Gabriele D’Annunzio, Matteo Maria Boiardo.
Cinieri ha interpretato “Laudato sì” di san Francesco; “Chiare, fresche et dolci acque” di Francesco Petrarca; “Tanto gentile e tanto onesta pare” di Dante, ma anche “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia” di Giacomo Leopardi ed alcuni versi di autori più moderni come Umberto Saba, Vincenzo Cardarelli, Aldo Palazzeschi, Giuseppe Ungaretti, Cesare Pavese.
Ogni poesia è stata accompagnata da musiche, e per il gran finale è stata scelta la colonna sonora di “Luci della ribalta” (premio Oscar come migliore colonna sonora nel 1973), scritta da Charlie Chaplin, regista sceneggiatore e attore del film. “Canzoniere italiano” è stato chiuso da una citazione di Ennio Flaiano: «La stupidità degli altri mi affascina, ma preferisco la mia».
Quello di Cinieri è stato un viaggio di ottocento anni tra la grande tradizione poetica italiana. Unica pecca dello spettacolo, non aver inserito alcun verso di poetesse.
L’idea di “Canzoniere italiano” è nata proprio in Puglia, ci racconta la regista, che per molti anni ha vissuto a Bari, «e poi lo spettacolo è stato portato in tutto il mondo. Stiamo stati a Strasburgo, a Il Cairo, e in Italia abbiamo incontrato migliaia di ragazzi. Abbiamo racchiuso tutte le poesie più famose che impariamo sui banchi di scuola. La nostra sfida è quella di portare la poesia in tutta Italia in chiave “pop”. D’altronde, il compito dell’artista è quello di arrivare al cuore degli uomini».
«Durante la mia carriera ho fatto teatro, cinema, televisione – ci ha raccontato Cinieri, nato a Taranto –. Il mio lavoro mi diverte, ed il teatro mi piace sin da quando ero bambino. Ma la poesia è l’unica luce della mia vita». Gli abbiamo chiesto come mai, secondo lui, nelle interpretazioni degli attori italiani contemporanei si trovi poca qualità: «Perché non ci sono più scuole di recitazione».
Federica G. Porcelli




