Il castello svevo di Trani si appresta a festeggiare i vent'anni dalla riapertura, avvenuta nel 1998 dopo un lunghissimo periodo di lavori utili al restauro dell'antico maniero dopo l'epoca carceraria. Da quel momento abbiamo assistito ad una singolare, e purtroppo non favorevole dicotomia: l'immobile è di proprietà e gestito dallo Stato; il fossato è di proprietà e gestito dal Comune. Anche i risultati paiono opposti: il castello, fra mille difficoltà, si difende; il fossato, sommerso dal degrado, quasi si arrende.
Gli interventi di Amiu e delle cooperative che si sono avvicendate nella manutenzione del verde pubblico sono stati sporadici, anche perché, bisogna ammetterlo, l'inciviltà dei cittadini la fa da padrone. Infatti, quando si è andato andati a potare alberi ed erba ed a ripulire un po' tutto quanto c'era da ripulire, sono bastati tre o quattro giorni per ritrovare il fossato nelle stesse condizioni di prima. In altre parole, una pattumiera facilmente utilizzabile da tutti, soprattutto perché basta gettare qualcosa dall'alto per fare matematicamente centro.
Negli ultimi tempi la situazione è decisamente peggiorata e, all'interno del fossato, i rifiuti sono sempre più ingombranti e, per fortuna, allo stato sembra non ve ne siano ancora di pericolosi. Ma c'è anche dell'altro, purtroppo, perché le palme stanno progressivamente morendo a causa del punteruolo rosso: una è addirittura caduta al suolo, altre tre sono completamente prive di fogliame; altre sembrano prossime a fare la stessa fine.
Senza dimenticare il degrado lato mare, proprio alla fine di via Maiorano, tra rifiuti condotti a riva dalle mareggiate e tanti altri abbandonati dagli incivili. Ci sono anche resti di falò, che qualcuno attribuisce a messe nere, sebbene non ve ne siano le prove. Certamente, nulla di tutto questo concorre a dare slancio turistico a Trani.
Per non parlare dei corpi di fabbrica edificati sulla cinta muraria del castello, lungo via Lionelli, tra i due opposti ingressi del castello: vecchie stalle riscattate e trasformate in case, alcune delle quali abbandonate, altre abitate, ma che concorrono a peggiorare lo stato dei luoghi. Servirebbe un esproprio statale per demolirle, così da riaprire anche la porta nord, tuttora murata.
E, accanto, la vecchia distilleria grida vendetta: sono oltre quarant'anni che è abbandonata, potrebbe essere anche questa una grandissima risorsa, ma lo scenario complessivo lascia veramente sconcertati: alzando la testa si scorge un castello bellissimo; abbassandola se ne vede la sua controfigura in negativo.











