La mattina seguente all'omicidio di Antonio Mastrodonato lo scenario della porzione di via Superga in cui è accaduto il grave fatto di sangue non è meno surreale di quello immediatamente successivo al delitto.
Sul luogo dell'omicidio tutto sembra normale, tra attività commerciali già aperte, alcune per le pulizie del mattino come nel caso della sala scommesse, nessun fiore deposto nei pressi e solo un alone di sostanza bianca utile a cancellare le tracce di sangue dall'asfalto.
Un ragazzo di 21 anni è stato assassinato ma da parte della gente, per il momento, sembra ci sia poca voglia di manifestare in qualche modo una pur minima vicinanza ad un dolore che, a prescindere delle cause, non si può non percepire.
Intanto, resta massimo il riserbo da parte delle forze dell'ordine sull'episodio, a sua volta arrivato a breve distanza dall’operazione, di carabinieri e Procura della Repubblica, che ha sgominato una banda dedita alle estorsioni che stava preoccupando non poco i cittadini per la capacità di intimidazione e ramificazione.
Peraltro, la cronaca ci riporta indietro di qualche anno ad altri omicidi e tentati omicidi che, si presume, saranno oggetto di nuovi approfondimenti per stabilire eventuali connessioni con quello consumatosi ieri pomeriggio in via Superga.
Si parte dal 22 febbraio 2013, quando Tommaso Gallo, 47enne molfettese che da almeno quindici anni viveva a Trani, viene accoltellato mortalmente in via Boccaccio, davanti al suo appartamento situato in un sottano. Ex tossicodipendente, si era rifatto una vita tranquilla e lavorava in una società dedita alla raccolta di indumenti usati porta a porta. Quell’episodio non ha mai avuto responsabili.
Ad ottobre 2013, poi, due fatti sicuramente collegati fra loro anche perché avvenuti nello stesso luogo, piazza Vittime 11 settembre. Il primo è il tentato omicidio di Gianluca Desimine, terlizzese che passava da lì mentre accompagnava un amico appena uscito dal carcere: un responsabile fu individuato e condannato ad otto anni nella persona di Salvatore Patruno, detto “Bambocc”.
Cinque giorni dopo, su quello stesso suolo, si registra l’omicidio di Otello Bagli, presidente di una cooperativa, probabilmente assassinato per sbaglio al posto della vera vittima designata, che avrebbe dovuto pagare con la morte proprio il tentato omicidio di Desimine: l'omicidio Bagli non ha mai avuto un autore accertato.
Sì giunge così al 16 gennaio 2015 quando, in via Palestro, un'altra esecuzione in piena regola pone fine alla vita di Francesco Ferrante, detto “Geppetto”, 40 anni, assassinato da due sicari, uno dei quali probabilmente armato con un fucile. Ferrante stava chiudendo un circolo ricreativo che gestiva, con frequentazioni mai ben chiarite. Senza successo sono state, finora, le ricerche dei responsabili.
La serie di omicidi e tentati omicidi a sfondo malavitoso si fermerebbe qui, prima di arrivare al tragico episodio in cui, per una lite evidentemente dipendente da altre cause, il 20 settembre 2015 viene ucciso al porto il 34enne Biagio Zanni, in seguito all’accoltellamento da parte di un componente un gruppo di bulli, alcuni dei quali minorenni. Qui le indagini si sono chiuse per alcune persone ed il processo è prossimo.
Colpi d’arma da fuoco sono risuonati anche più recentemente, in una rapina con sparatoria avvenuta il 28 novembre 2016 in via Simone de Brado, ai danni dei due titolari di una ferramenta, raggiunti alle gambe dai responsabili prima della fuga: uno dei due, Gaetano Caselli, viene arrestato la sera stessa dell’episodio.
Sei, in totale, i fatti di sangue più gravi degli ultimi quattro anni, cui va aggiunta la scomparsa, il 19 giugno 2015, del 43enne giostraio Saverio Marcone, con precedenti nel mondo della droga, svanito nel nulla dopo avare lasciato l'auto in una zona periferica della città: le ricerche non hanno mai dato alcun esito.


