In un giorno non proprio felice dei secoli passati, narra la leggenda, due innamorati stavano discutendo con una certa animosità, destinata a degenerare in litigio insanabile. Da presso, si trovava a passare un tale di mite aspetto, il quale con dolci e suadenti parole seppe riconciliare i giovani, offrendo alla coppia una rosa e salvando l’amor perduto.
Quel “tale” si chiamava Valentino, poi Vescovo-Martire: secondo una variante del fantastico racconto, egli fece svolazzare delle candide colombe intorno ai litiganti, creando le premesse della loro riconciliazione. Da quel prodigio sarebbe nata la leggiadra consuetudine di appellare i novelli sposi o i fidanzati con i teneri termini di “colombini” o “piccioncini”.
Ma, chi era Valentino? Le notizie fondamentali ci sono fornite da un documento della Chiesa (“Martyrologium Hieronyminianum”, ovvero una lista dei Martiri e dei Santi, dei secoli V-VI), nonché da altre fonti secondarie, dalle quali si apprende che Valentino, appartenente a nobile famiglia, nacque nel 176 d.C. a Interamna Nahars, un antico municipio romano, oggi più noto come Terni (Perugia).
Convertitosi alla nuova Fede e fondatore del primo aggregato cristiano di Terni, egli divenne “Episcopus Interamnensis” nel 197 d.C., quando aveva soltanto 21 anni. Un triennio dopo, preso dal fervore di diffondere la luce del Vangelo, si recò a Roma per convertirvi i “Gentili” (pagani), ma la sua predicazione non piacque all’imperatore Claudio II, che lo fece arrestare, ma che, poi, lo liberò in virtù del fascino della sua parola di pace e di fratellanza.
Valentino non sfuggì, però, alla crudeltà di Lucio Domizio Aureliano, nuovo Capo supremo dell’Impero romano, il quale, in tempi di feroci persecuzioni contro i Cristiani, permise che il Vescovo di Terni, inadempiente nel culto impostogli degli dei pagani, fosse arrestato dal Prefetto Furio Placido, martirizzato e, poi, decapitato. Il supplizio sarebbe avvenuto nella notte del 14 Febbraio del 273 d.C., data destinata a perpetuare la memoria di Valentino.
Il corpo del Santo fu portato dai suoi discepoli a Terni, ove venne sepolto, “extra moenia”, sulla sommità di una collina, sede di una necropoli cristiana: di poi, in quel luogo furono erette varie chiese, ultima delle quali fu l’attuale, strutturata in vaste navate a gloria del Santo Vescovo, Patrono della Città dal 1643. Nel corso del secolo XVII, essendo stati rinvenuti i resti mortali di Valentino, si diede luogo alla riedificazione della Basilica, nel cui interno furono riposte le venerande Reliquie, sistemate in un’urna argentina.
Altre Reliquie del Patrono di Terni sono conservate, tra le tante “Sacrae Aedes”, a Roma, Savona, Sàdali (Nuoro), Belvedere Marittimo (Cosenza), Vico del Gargano, Rovereto, Monreale, Abriola (Potenza) e perfino a Dublino. Insomma, Valentino, potremmo dire, è un Santo di vasta fama e venerazione. Particolare solennità assumono, naturalmente, i suoi Festeggiamenti nella Basilica di Terni, dove si recano, nella Domenica precedente il 14 di Febbraio d’ogni anno, numerosi innamorati, anche prossimi alle nozze, per scambiarsi una “promessa” d’amore. Non mancano anche coloro che dedicano al Santo i loro 25 o 50 anni di matrimonio.
Perché Valentino è il Santo degli Innamorati” d’ogni età? La risposta è legata al folto numero di conversioni operate dal Santo, e, soprattutto ai suoi miracoli, tra i quali annoveriamo la guarigione di una fanciulla cieca, di nome Lucilla, figlia di Asterius, primo carceriere di Valentino ai tempi di Claudio II, la quale riacquistò la vista ed al Santo fu legata da vincoli di affettuosa e riconoscente spiritualità.
Il prodigio più noto è, comunque, connesso alle nozze di Serapia, una fanciulla cristiana, con Sabino, centurione pagano di Roma: il loro matrimonio era impossibile per diversa convinzione religiosa e per l’opposizione dei genitori della giovane, malata da tempo e, ormai, in fin di vita. Valentino non si perse d’animo e, convinti tutti, battezzò Sabino, unendo, poi, in matrimonio i due giovani che, di lí a poco, morirono entrambi con il sorriso, dipinto sul volto, dell’eterna pace e di una nuova “Fides”, conquistate in nome dell’amore.
Il giorno degli innamorati, “ut ita dicam”, lo si festeggiava, in verità, anche presso i pagani: aveva luogo il 15 Febbraio ed era connesso ai riti dei “Lupercalia”, riguardanti il culto del fauno Luperco, dio della fertilità. La consuetudine aveva, tuttavia, una natura estremamente licenziosa, diremmo “osé”, e, comunque, profana: Papa Gelasio I volle darle, nel 496 d.C., un’impronta morale e cristiana, anticipando la festività al 14 dello stesso mese ed istituendo il culto di S. Valentino, propiziato e diffuso dai Benedettini, primi custodi della Basilica di Terni.
La risonanza delle virtù miracolose del Santo crebbe sempre più, diffondendosi anche tra i popoli germanici che avevano invaso la Britannia ed erano stati evangelizzati, alle origini del sec. VII, dai monaci Agostino (Vescovo di Canterbury) e Paolino (Vescovo di York). E, in epoca moderna, nel continente americano, per poi ritornare, rinvigorita con nuove usanze, nel nostro Paese.
È interessante notare che oggi, accanto a S.Valentino, la Chiesa ricorda, nello stesso giorno, S. Cirillo e Metodio, Compatroni d’Europa: questa coincidenza non ha per nulla compromesso la popolarità del Vescovo di Terni, la cui ricorrenza ufficiale aveva preso il via nel 1465, quando il Pontefice Paolo II invitò il Cardinale Giovanni da Torqueimada a fondare in Roma, presso la Chiesa di S. Maria sopra Minerva, la Confraternita dell’Annunziata, con lo scopo di fornire una dote alle spose, prive di sostegni economici adeguati. La cerimonia della consegna del corredo nuziale fu fissata proprio per il 14 Febbraio…
E, così, quel giorno divenne il prescelto per lo scambio tra gli innamorati, “progrediente tempore”, dei“Valentine”, ovvero bigliettini affettuosi e languidi, abbelliti dalle immagini di un cuore, di una colomba, di Cupìdo (il fanciullino, figlio di Venere, dalle bianche ali, munito di arco e frecce) e di altri simboli simili, frutto dell’estro creativo dei relativi autori. Poi, ai bigliettini d’amore (diffusisi, secondo alcuni, in Inghilterra e nati da un’idea del Circolo “Geoffrey Chaucer”) si aggiunsero i doni dei cioccolatini, dei fiori, dei profumi, dei gioielli e, in epoca attuale, dei messaggi o delle poesie d’amore, inviate tramite le molteplici risorse delle strutture informatiche.
Avrebbe il buon Vescovo di Terni potuto mai prevedere sí prodigiosa diffusione della “Festa degli Innamorati”, considerato ch’egli è anche il Santo dei Battezzati e degli Amici, nonché il Protettore dell’epilessia e dei dolori addominali? Forse, è anche questo un ennesimo prodigio, magari sentimentale e romantico, delle sue Virtù taumaturgiche, che si ravvivano ogni anno nel fatidico dì del 14 Febbraio. A noi è gradito immaginare queste rosee parvenze. Perciò, auguri, ancor più motivati, agli innamorati d’ogni età!
Filippo Ungaro
