A distanza di ventiquattr'ore dai fatti di Cassano delle Murge, diventati oggetto di cronaca a carattere nazionale, Filomena Albano, magistrato, presidente italiano dell'Autorità garante per i diritti dell'infanzia e adolescenza, ridimensiona la portata di quanto avvenuto e, di conseguenza quasi giustifica, e certamente comprende, il motivo per cui la rivolta degli ospiti di quella struttura è avvenuta.
Di seguito l'intervista rilasciata, stamani, a Trani.
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Come Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza stiamo conducendo un monitoraggio, su scala nazionale, dei centri di prima accoglienza per i minori migranti. Siamo già stati in Toscana, Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte. La Puglia è la prima regione del sud e, ieri, siamo partiti proprio da Cassano delle Murge.
Che Puglia sto trovando? Per il momento la fotografia è riferita solo a Cassano delle Murge, dove ci sono trenta ragazzi che provengono da diversi paesi africani, prevalentemente Gambia, Egitto e Nigeria: sono lì da troppo tempo, dal 10 ottobre. Sono più di quattro mesi, ma prima erano stati altri mesi in Calabria, dove erano sbarcati. Di fatto sono in Italia da circa un anno, il loro progetto migratorio li conduceva subito ad iniziare a studiare, ovvero a lavorare, e non riescono a capire perché sono da tanto tempo lì, senza fare quasi nulla
Se sto giustificando il sequestro? Parlerei di blocco. Siamo rimasti bloccati, le nostre auto sono rimaste bloccate e ci è stato impedito di uscire. Per fortuna, l'intervento tempestivo dei carabinieri, che hanno dialogato con i ragazzi, è riuscito a sbloccare la situazione. Dunque, sto dicendo che dobbiamo porre l'attenzione sui diritti dei ragazzi: i ragazzi conoscono i loro diritti, sanno per legge devono rimanere nei centri di prima accoglienza 60 giorni e, dal 61esimo giorno, a giusta ragione si chiedono perché stiano ancora lì.
Il gesto su noi è il frutto dell'esasperazione? È il comportamento di ragazzi che sono arrivati in Italia con un progetto migratorio che dobbiamo mettere in condizione di realizzare. È come se ci stessero dicendo: «Voi, adesso, siete i nostri genitori: metteteci nella condizione di realizzare i nostri diritti».
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A Trani nella struttura "Don Giuseppe Rossi", presso il complesso religioso del Sacro Cuore, in via Malcangi, sono attualmente ospitate venti ragazze minorenni, tutte provenienti dall'Africa. Sono lì da ottobre ed anche per loro, dunque il tempo dei 60 giorni oltre i quali avrebbero dovuto cambiare sede, per essere ospitate in un centro di seconda accoglienza, sono abbondantemente trascorsi. La differenza è che a Trani, evidentemente, si sta lavorando in maniera tale da farle trovare bene e, dunque, non porle nelle stesse condizioni di disorientamento cui gli ospiti di Cassano delle Murge si sono ribellati.



