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«O ti sottopago, o lavori in nero». Trani, ecco come funzionava il caporalato con il «sistema a giornate»

Dati alla mano, nell'inchiesta della Procura di Trani sul caporalato è stato possibile abbattere il primo muro di omertà e proprio l'analisi delle annotazioni dei singoli braccianti, confrontata con i dati ufficiali della società di lavoro interinale, nonché quelli acquisiti dal computer in uso agli indagati, ha permesso di ricostruire il cosiddetto «sistema a giornate».

In realtà, è stato dimostrato come gli stessi braccianti fossero oggetto di un sistematico sotto pagamento mediante un riconoscimento di minori giornate lavorative, nonché l'omessa imputazione di tutte le indennità, fra trasferte e straordinari normativamente previste.

Infatti, considerando che ogni singolo bracciante iniziava dalla provincia di Taranto il proprio tragitto, direzione campagne nord barese, alle 3:30 del mattino, per farvi ritorno alle 15:30 del pomeriggio, agli stessi sarebbe spettato una retribuzione giornaliera di 86 euro, a fronte degli effettivi 30 che venivano riconosciuti.

In sintesi, la complessiva attività investigativa ha permesso di ricostruire una particolare forma di capolarato non già caratterizzato dai classici elementi di violenza, minacce e ritorsioni, ma attuato mediante comportamenti subdoli.

Infatti, attraverso lo scudo dell'agenzia di lavoro interinale, alle braccianti veniva assicurato un lavoro regolare con contributi versati, però, in relazione ad un numero inferiore di giornate lavorative rispetto a quelle effettivamente svolte.

In altre parole, l'opzione dei caporali era: «O lavori con me, mediante l'agenzia, accertando di farti riconoscere meno giornate lavorative, o ti cerchi un lavoro assolutamente in nero, con tutti i rischi anche assicurativi e contributivi che ne possono derivare».


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