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VIDEO. Sgominato a Trani il «caporalato moderno»: sei arresti fra Taranto e Noicattaro. Braccianti ostaggio di caporali e crisi

La Compagnia della Guardia di Finanza di Trani ed il Commissariato della Polizia di Stato di Andria hanno dato esecuzione all'ordinanza di custodia cautelare in carcere ed arresti domiciliari nei confronti di 6 persone, a conclusione dell'attività di indagine condotta al fine di contrastare il fenomeno del caporalato.

Il provvedimento restrittivo, disposto dal Gip di Trani Angela Schiralli, su richiesta del sostituto procuratore Alessandro Pesce, è l'epilogo delle complesse attività investigative che hanno permesso di accertare come un'apparente e lecita fornitura di braccianti agricoli, a mezzo di agenzie di lavoro interinale, mascherasse in realtà una vera e propria forma di moderno capolarato.

Le indagini, difatti, sono state avviate all'indomani del decesso della bracciante agricola Paola Clemente, avvenuto nelle campagne di Andria il 13 luglio 2015.

Non semplice è stata la ricostruzione operata dai poliziotti di Andria e finanzieri di Trani, che hanno dovuto superare il muro di omertà frapposto dalla grandissima maggioranza dei braccianti agricole che, con il timore di essere escluse dalla platea delle potenziali lavoratrici, hanno manifestato reticenza nel corso delle varie dichiarazioni rese dinanzi agli investigatori. 

La caparbietà di questi ultimi, però, ha permesso di ricostruire il persistente il radicamento sul territorio pugliese del fenomeno del caporalato, nella cui morsa era intrappolata anche Paola Clemente, facendo di lei una vittima di tale meccanismo.

Il contesto di omertà è stato sicuramente agevolato e rafforzato dalla realtà socio-economica tarantina, in cui vivevano le braccianti vittime dei caporali: numerose infatti, appartenevano a famiglie in cui l'unico lavoratore era il marito, ex dipendente Ilva. Tale situazione di crisi economica, associata alla forte esigenza di reperire un lavoro, portava le braccianti a santificare i loro carnefici al punto di ringraziarli per quanto ottenuto.

Il sistema si fondava sulla sottoscrizione di contratti stipulati dall'agenzia di lavoro interinale con le braccianti per la loro assunzione, e le aziende agricole utilizzatrici per la collocazione della forza lavoro reclutata, con relativa emissione di buste paga che registravano la corresponsione di una retribuzione conforme a quanto previsto dalla contrattazione collettiva.

Solo grazie all'attenta, articolata e precisa ricostruzione delle abitudini dei braccianti agricoli, nonché la creazione di un rapporto di fiducia tra polizia giudiziaria e vittime, è stato possibile accertare l'abitudine, da parte dei braccianti, di indicare su agende e calendari le effettive giornate lavorative.

Così nel mese di settembre 2015, furono eseguite oltre 80 perquisizioni domiciliari nella provincia di Taranto, tutte finalizzate al recupero di quell'importantissimo materiale attraverso il quale s'è avuta, appunto, una svolta nelle indagini.

Proprio per questa forma evoluta di capolarato sono finiti in carcere tre dipendenti dell'agenzia di lavoro interinale di Noicattaro, Pietro Bello, Giampietro Marinaro e Oronzo Catacchio, il titolare della ditta addetta trasporto dei braccianti agricoli, Ciro Grassi, ed donna, Giovanna Marinaro, che aveva il compito di controllare le lavoratrici sui campi. Tutti sono residenti nel Barese e Tarantino.

Agli arresti domiciliari, invece, la moglie del titolare della ditta di trasporto, Maria Lucia Marinario, che, risultando falsamente presente nei campi quale bracciante agricola, percepiva indebiti contributi pubblici per la disoccupazione agricola, indennità di maternità e congedi.

Contestualmente all'esecuzione delle misure di custodia, i finanzieri e poliziotti hanno eseguito un sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente, per l'importo di oltre 55.000 euro, quale valore complessivo dei contributi spettanti ai braccianti agricoli a seguito di sotto pagamento, nonché indebiti contributi percepiti dall'arrestata, come ha spiegato Andrea Gobbi, capitano della tenenza di Trani della Guardia di finanza.

Agli indagati è stato contestato il lavoro di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro aggravato e continuato (capolarato), la truffa aggravata e la truffa ai danni dello Stato, reati per i quali rischiano fino a 8 anni di reclusione.

Gli indagati​ sono​ in carcere a Trani, nell'attesa degli interrogatori di garanzia.


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