«Noi abbiamo fatto il nostro dovere: denunciare e stare in campo». Così Giuseppe De Leonardis, segretario della Fli Cgil all'epoca della morte di Paola Clemente. «Ci auguriamo anche che da questa vicenda - ha concluso -, oltre l'aspetto repressivo, emerga una svolta nella direzione di scegliere sempre il terreno della legalità, nonostante la crisi induca ad affidarsi ad un sistema deviato ed omertoso».
Un'omertà che, ha detto nel corso della conferenza stampa il Procuratore della Repubblica Francesco Giannella, «dal punto di vista umano noi comprendiamo. Quando si è in condizioni di disoccupazione, quando il tessuto sociale è caratterizzato da una sottoccupazione accentuata, quando le persone sono state private della loro libertà sono costrette ad assoggettarsi a qualcuno, sia esso un caporale, sia un mafioso, sia esso un potente che garantisce una raccomandazione. Un tessuto sociale caratterizzato da una bassa occupazione è soggetto a questi fenomeni e vede le persone caporali come dei benefattori. Questo è il dato molto grave che va umanamente compreso ma che noi dobbiamo combattere. Occorre però cambiare queste condizioni, garantendo una maggiore occupazione, che rende le persone libere».
Giannella si è complimentato con le forze dell'ordine «attrezzate, impegnate e preparate, le migliori in Europa».
Il Procuratore, nel corso della conferenza stampa, ha letto parte della confessione di una teste: «Quando il caporale ci ha detto "Sapevi che era così, non ti puoi lamentare, c'è stato un silenzio tombale. Dovete capire che qui il lavoro non c'è e perderlo è una tragedia quindi è comprensibile che molti di noi abbiamo paura a parlare».
«Questo passaggio fotografa in maniera plastica la situazione, mi ha quasi emozionato» ha concluso.
Federica G. Porcelli


