Un omicidio fra la gente, con il rischio che mamma con bambino rimanessero involontarie vittime dei colpi esplosi. Ma anche un omicidio in diretta: infatti le forze dell'ordine, per ricostruire meglio il quadro di quanto accaduto prima e dopo il delitto di Antonio Mastrodonato, si sono avvalsi del rilevatore satellitare posizionato nella Fiat Panda di Alessandro Corda, condotta dall'amico albanese Alby Duda.
Ma quando quel Gps era stato installato? A quanto s'è appreso, all'indomani del blitz dei carabinieri che consentì di arrestare gli altri due fratelli Corda, Vito e Giuseppe, insieme con altre cinque persone, nell'ambito dell'operazione che ha momentaneamente sgominato la banda del racket in città.
Quella Panda, dunque, era costantemente monitorata e lo è stata, anche e soprattutto, durante i minuti cruciali del fatto di sangue dell'altra domenica, a dispetto dell'alibi fornito da Duda.
Peraltro, sia Corda, sia Duda, avrebbero un ruolo di fiancheggiatori nella vicenda: nessuno dei due avrebbe utilizzato le armi dell'omicidio di Mastrodonato e tentato omicidio di Vitolano.
Anche grazie a quel dispositivo le forze dell'ordine hanno facilmente ritrovato, all'imbocco dei collettori alluvionali di via Torrente antico, l'arma con cui Mastrodonato è stato ucciso lo scorso 12 febbraio, abbandonata insieme con il giubbotto dall'autore dell'omicidio, Giulio Vitolano, condotto via dal luogo in quella stessa auto.
La circostanza fa comprendere che, tra la banda degli estorsori ed il fatto di sangue di via Superga, una relazione via sia non soltanto per il rapporto familiare tra i fratelli Corda.
L'efficacia dell'intervento delle forze dell'ordine e della magistratura, dunque, secondo quanto affermato anche dal procuratore di Trani, Francesco Giannella, consiste proprio in questo: «Siamo intervenuti, nella piena sinergia dell'attività di Carabinieri e Polizia, a fermare il gruppo sul nascere».



