Esprimiamo pieno apprezzamento nell'operato della magistratura alla luce dei recenti provvedimenti restrittivi della libertà nei confronti dei titolari di un'agenzia di somministrazione di manodopera dalla quale dipendeva la bracciante morta in agro di Andria due anni fa.
Le indagini hanno dimostrato la correttezza della posizione assunta dall'associazione datoriale che, già due anni or sono, sosteneva la completa estraneità dell’azienda agricola, titolare dei fondi all’interno dei quali perse la vita la signora Paola Clemente, ai fatti delittuosi.
Stante l’urgente necessità di attuare una importante pratica colturale sul vigneto e non avendo manodopera interna disponibile, infatti, nell'occasione l'azienda aveva utilizzato, seguendo il corretto iter procedurale, i servigi dell’agenzia di somministrazione di manodopera cui competono gli obblighi previsti dalle attuali normative in tema di lavoro e sicurezza. La correttezza dell’operato dell’imprenditore è stata dimostrata dalle indagini svolte che, però, hanno impiegato ben due anni per accertare i fatti, periodo durante il quale in molti si sono scagliati contro il mondo agricolo etichettando il settore come fonte costante d’illegalità e sopraffazione.
Confagricoltura ribadisce, anche e soprattutto oggi, le proprie perplessità sull'applicazione della nuova legge contro il caporalato evidenziando che, se la stessa norma fosse stata in vigore due anni fa, probabilmente avremmo assistito all’arresto dei titolari dell’azienda ed alla confisca cautelativa dei loro beni, per poi scoprire, dopo 24 mesi, che gli stessi erano completamente estranei ai fatti e vittime di un meccanismo perverso che, intanto, li avrebbe moralmente stritolati.
Nel ribadire che tutto il mondo datoriale agricolo, organizzato nelle associazioni professionali, è sempre stato schierato contro ogni tipo di caporalato non si può fare a meno di esprimere preoccupazione nella possibilità che un'applicazione poco attenta della norma determini il rischio di accessi inquisitori nei confronti di soggetti sani che, paradossalmente, rappresentano il vero baluardo allo sfruttamento ed alla disoccupazione.
Confagricoltura ha pertanto chiesto la convocazione del tavolo permanente contro il caporalato istituito presso la Prefettura di Bari, in questa sede, presenti gli organismi di controllo politici e le istituzioni anche locali, si devono valutare le giuste modalità di applicazione della normativa attraverso la stesura di circolari applicative che, individuando con precisione doveri e responsabilità, eliminino ogni possibilità di errore nella individuazione dei soggetti da colpire.
La legge numero 199 del ottobre 2016 prevede infatti la punibilità non solo per chi recluta manodopera, svolgendo opera reale di intermediazione illecita, ma anche per chi utilizza la predetta manodopera; le aziende agricole potrebbero essere perseguite, quindi, anche quando sono, o sono convinte di essere, assolutamente estranee a forme illecite di intermediazione attività di intermediazione oltre che nel caso in cui il rapporto di lavoro sia caratterizzato da indici di sfruttamento, individuati nella reiterata corresponsione di retribuzioni in modo palesemente difforme dai contratti collettivi o nella reiterata violazione della normativa a tutela del lavoratore anche in tema di sicurezza sul lavoro .
Oltre a queste condizioni, la legge prevede che sia verificata la condizione di approfittamento dello stato di bisogno del lavoratore e quindi l'indagine deve giungere sino ad accertare la conoscenza da parte del soggetto datoriale del particolare stato di difficoltà del lavoratore. Tale specifica conoscenza risulta sicuramente possibile nelle piccole e medie aziende agricole, ove il datore di lavoro conosce personalmente i propri collaboratori, ma diviene decisamente impossibile per quelle aziende ove le specificità lavorative richiedono la presenza di svariate decine, a volte centinaia, di operai al giorno, spesso in sedi operative molto distanti tra loro.
Confagricoltura, con CIA e Coldiretti, è impegnata in questo periodo nei rinnovi dei contratti provinciali di lavoro, vi è grande impegno e sforzo nel cercare di rendere assolutamente applicabile lo strumento contrattuale, al fine di dare a tutte le aziende dei riferimenti precisi nel perseguimento della massima regolarità. L’obiettivo è quello di predisporre dei testi di accordo semplici e chiari, dal profilo salariale a quello professionale, evitando così situazioni di confusione nella loro applicazione.
Non vi è dubbio che tutte le parti in causa, il mondo datoriale organizzato così come la componente sindacale, hanno una grande responsabilità nei confronti di chi opera nel settore e che ad esso affida le proprie imprese e le proprie famiglie. Confagricoltura auspica che il tavolo contrattuale fornisca gli strumenti per l'affermazione della piena regolarità nei rapporti di lavoro in modo tale da poter bandire ogni forma di devianza, convinta che la Puglia agricola, con le sue produzioni di eccellenza e con l'impegno da sempre profuso dai suoi imprenditori, non merita l’offuscamento d’immagine derivante dall’azione di soggetti ad essa estranei.
I presidenti di Confagricoltura Puglia, Donato Rossi, e Confagricoltura Bari, Michele Lacenere

