Alessandro Brescia, il quarto ed ultimo dei fermati nell'ambito delle indagini per l'omicidio di Antonio Mastrodonato, avvenuto domenica 12 febbraio, ha scelto di rispondere alle domande nell'interrogatorio di garanzia in carcere, in cui era assistito dall'avvocato Claudio Papagno.
L'indagato ha affermato di avere sparato per legittima difesa, prima dell'omicidio di Mastrodonato, sotto il porticato in cui Vitolano, a sua volta, avrebbe sparato due colpi al suo indirizzo, non centrando il bersaglio. La pistola di Brescia, successivamente ritrovata in un'aiuola, si sarebbe però inceppata.
Il successivo inseguimento di Brescia nei confronti di Vitolano, che a sua volta insegue Mastrodonato (come documentato nel filmato rilasciato dalle forze dell'ordine), non sarebbe dovuto ad un tentativo di omicidio ma, sempre secondo quanto riferito dall'indagato, per proteggere l'amico del cuore, Mastrodonato, dal progetto omicida di Vitolano.
Quanto al viaggio in Belgio, ipotizzato dalla Procura della Repubblica di Bari come fuga per sfuggire alla cattura, in realtà, secondo quanto Brescia ha spiegato nell'interrogatorio, sarebbe stato solo un disperato tentativo di sottrarsi alle minacce di ritorsione dopo la degenerazione dei rapporti fra i gruppi contendenti. L'indagato, però, appena avuta notizia del provvedimento nei suoi confronti, è tornato in Italia e si è costituito.
Il Gip di Bari, tuttavia, ha convertito il fermo in arresto e disposto la permanenza in carcere di Brescia, anche con riferimento al pericolo di fuga, circostanza oggetto, in questo caso, di due versioni totalmente opposte fra accusa e difesa.

