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Otto marzo e violenza sulle donne, di Gravina (Save Trani): «Dati preoccupanti ma, da noi, aumentano anche accessi e denunce»

«Quelli del Tribunale di Trani, riguardanti la violenza sulle donne, sono dati su cui ci ritroviamo». Così l'avvocato, Marinetta di Gravina, che fa parte dell'equipe dei professionisti che operano presso il centro antiviolenza Save, di Trani, che ha sede presso la cooperativa Promozione sociale e solidarietà, in via Di Vittorio 60.

Il Save ha ottenuto l‘autorizzazione al servizio della Regione Puglia nel settembre 2013, ma il prossimo mese di aprile già taglierà il traguardo dei primi cinque anni di attività dello sportello, istituito quel mese del 2012. La struttura di Trani figura tra i 18 centri autorizzati della Puglia ed è l’unica autorizzata nell’Ambito territoriale sociale Trani-Bisceglie.

Sono centinaia le persone che, fino ad oggi si sono rivolte al cntro. La maggior parte di loro denunciano maltrattamenti familiari, violenza sessuale e stalking. In alcuni casi, dopo la denuncia e nell'attesa dell’emissione di provvedimenti cautelativi della vittima, si è reso necessario collocare donne e bambini interessati dalle dolorose vicende in case famiglia o protette.

L'età di chi si reca al Sava varia tra i 25 ed i 60 anni, ma si sono trattati casi riguardanti anche minorenni, vittime di violenza assistita. L’autore delle violenze è quasi sempre una persona conosciuta: nell’80 per cento dei casi si tratta di partner o ex partner. La nazionalità delle utenti è prevalentemente italiana (circa l’80 per cento dei casi proviene dal territorio), ma ci si è occupati anche di donne di nazionalità rumena, nonché altre di provenienza extracomunitaria.

Alcuni processi si sono già conclusi con sentenze di condanna per i responsabili, altri sono in corso e per questi il Save è stato ammesso come parte civile. Altre donne hanno ottenuto le forme di tutela previste dalla legge, come l’allontanamento del coniuge violento o il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla donna o dai suoi familiari. Altre donne, dopo avere varcato la porta del centro, non vi hanno più fatto ritorno per senso di colpa, vergogna, paura di non farcela, possibili conseguenze.

La tendenza, tuttavia, si sta invertendo: «Infatti - spiega di Gravina -, fra luglio 2015 e dicembre 2016, abbiamo registrato più di 70 nuovi accessi certificati e con presa in carico. Senza contare le consulenze ed i contatti solo telefonici. Altro dato per noi significativo è "l'abbassamento dell'età" delle utenti, in moltissimi casi mamme. Però questi dati in aumento - precisa la professionista - devono essere visti anche in un'altra prospettiva: infatti, le donne che prendono coscienza della loro situazioni sono sempre più numerose ed agiscono. Quando lo fanno, noi possiamo intervenire e possiamo farlo prima. L'enorme dato sommerso riguardante la violenza sulle donne c'è sempre stato, ed il fatto che ora emerga per noi è positivo. Il nostro augurio - conclude - è che anche il sistema giudiziario possa attivarsi prima, e con maggiore celerità, nel caso di denunce. Noi siamo sempre a disposizione, ed è sufficiente contattare il Jobel (0883.501407, ndr) per fissare un appuntamento con noi».


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