Associazione per delinquere al fine di commettere un indeterminato numero di reati di falso ideologico e truffa aggravata, nonché concorso in corruzione. Questi i capi di accusa, a vario titolo, per i quali il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Trani, Francesco Messina, ha rinviato a giudizio 14 dei 15 indagati nell'ambito dell'inchiesta condotta dal sostituto procuratore della Repubblica presso lo stesso Tribunale, Michele Ruggiero, sulla cosiddetta "truffa del fotovoltaico".
I reati contestati si sarebbero commessi per fare conseguire erogazioni pubbliche a distinte società titolari di altrettanti impianti fotovoltaici, di potenza nominale inferiore ad un megawatt, localizzati su particelle contigue.
Un frazionamento considerato illegittimo, perché utile a beneficiare degli incentivi statali previsti dal cosiddetto “conto energia” e, contemporaneamente, eludere l'autorizzazione unica regionale, obbligatoria per le produzioni superiore ad un megawatt, ottenendo, di conseguenza, un più agevole nullaosta dell'ente locale.
Lo stesso Gup ha dichiarato il non luogo a procedere degli imputati per il reato di lottizzazione abusiva, con esclusione degli impianti di due società, ubicati in contrada Santa Perpetua, a Trani, per intervenuta prescrizione.
Uno solo degli ex indagati, l'ex funzionario dell'Ufficio tecnico, Paolo Di Lernia, istruttore delle pratiche oggetto d'inchiesta, è stato beneficiato del non luogo a procedere poiché il fatto non costituisce reato. Difeso dall'avvocato Mario Malcangi, Di Lernia viene dunque prosciolto dalle accuse ed esce dall'inchiesta.
Questi, invece, i nomi dei rinviati a giudizio: Marco Di Martino e Vincenzo Di Gennaro (entrambi di Trani), direttori dei lavori, progettisti e redattori dei progetti esecutivi di alcuni impianti, nonché legali rappresentanti, soci fondatori e coammministratori di diverse società; Antonio Nunziata (di Brienza), Mario Claudio Forese (Foggia), Tommaso Cormio (Trani), Mario Taddei (Carpinone), Luigi d'Ambrosio ed Emanuele Sassi (Minervino Murge), Raffaele Labarile (Acquaviva delle Fonti), che figurano tutti quali legali rappresentanti e procuratori di alcune delle società interessate.
Ed ancora, l'ex capo dell'Ufficio tecnico di Trani, Giuseppe Affatato, in quanto dirigente pro tempore e responsabile dei procedimenti; Paola Friggione, titolare dell'omonimo studio legale di Trani e compagna dell'ex dirigente, nonché consulente legale dei promotori e sviluppatori dei progetti fotovoltaici oggetto di inchiesta; Felice Nicola Covelli, di Sesto San Giovanni, procuratore e socio di maggioranza di alcune delle società.
L'ex ingegnere capo avrebbe rilasciato i permessi «in cambio di utilità e vantaggi economici a lui corrisposti o comunque promessi indirettamente, per il tramite della sua compagna - è la tesi dell'accusa -, attraverso onorari e royalty complessivamente quantificabili in circa 900.000 euro, non giustificabili, né ragionevolmente commisurati all'entità delle prestazioni professionali svolte ma, evidentemente, costituenti l'indebita utilità posta a disposizione dai richiedenti per lo sblocco della situazione di stallo delle pratiche».
I fatti contestati risalgono ad un periodo di tempo compreso fra 2008 e 2012. La prima udienza è stata fissata per il prossimo 6 luglio. Ministero dell'Economia e Comune di Trani sono parte offesa nel giudizio: quest'ultimo s'è costituito parte civile.


