Trani-Palermo: 700 km percorsi dal Liceo “F. De Sanctis” di Trani per un progetto sulla legalità, a diretto contatto con la Sicilia, una terra «disgraziata ma bellissima», come diceva il giudice Paolo Borsellino.
Luoghi, testimoni, racconti sono stati al centro di un viaggio d’istruzione che gli alunni delle classi quarte, nella prima decade di marzo, hanno affrontato per sviluppare le competenze di cittadinanza, quelle di emotività e per portare avanti i percorsi di “alternanza scuola-lavoro”, “Future in antiquo” e “Labor limae”, delle classi 4AC e 4BC.
L’iniziativa, promossa dal dirigente scolastico Grazia Ruggiero convinta dell’alto valore educativo del progetto, è stata un’avventura straordinaria, che si è snodata nei territori di Palermo, Cinisi, Corleone, Cefalù: la stele di Capaci, la casina “No mafia”, gli alberi di Falcone e Borsellino, la Kalsa, il quartiere dove nacquero Falcone e Borsellino, Via D’Amelio, Castello Utveggio, Giacomo, l’amico di Peppino Impastato, i cento passi che portavano sotto il balcone di Tano Badalamenti, le immense estensioni di vigneti, un tempo appartenute a “la Bestia” Giovanni Brusca, i luoghi di Giuseppe Di Matteo, il silenzio assordante dello Zen di Palermo, il quartiere dove lo Stato è assente, il memoriale di Portella della Ginestra, la “Cantina dei Cento Passi” nell’Alto Belice Corleonese, gestita dal Consorzio Libera Terra.
L’itinerario personalizzato ha favorito la conoscenza della “Sicilia che sta dalla parte giusta”, coniugandola con i beni culturali, storici e paesaggistici, nonché con le tradizioni e il folklore della terra siciliana.
Il percorso è stato costruito partendo da beni confiscati alla mafia ed inseriti nel piano del riutilizzo sociale e da esercizi commerciali inseriti nel circuito “Addiopizzo”: l’hotel, l’antica focacceria, l’agriturismo, l’azienda vitivinicola, la bottega di “Libera”.
Momento culminante del singolare percorso di istruzione è stato l’incontro, presso la Questura di Cefalù, con il Commissario Manfredi Borsellino, figlio del giudice Paolo Borsellino, che ha raccontato la sua fiducia nello Stato, la forza di reazione al dramma che lo ha colpito ed ha ricordato l’amore per la vita che contraddistingueva il padre. «Porto un cognome pesante…ma ho scelto di essere una persona normale. Giovanni Falcone e mio padre non erano delle rarità; sono diventati eroi loro malgrado. Forse il segreto di mio padre era svegliarsi ogni giorno alle cinque del mattino per “fottere” il mondo con due ore di anticipo».
La storia è stata, nel corso del viaggio, rivissuta dagli alunni del liceo “F. De Sanctis” con attenzione, emozione e coscienza critica. Tante le domande, grande la voglia di approfondire, profonda la conoscenza del lavoro responsabile e del consumo critico, indelebile il ricordo che rimane in tutti.


