Essere stata per trent’anni la compagna di un immenso regista, sceneggiatore e scrittore come Mario Monicelli, con il quale ha avuto una figlia, ha «pesato» sulla sua vita («Ovunque andassi, ero sempre la moglie di….»), e ha dato al suo libro, “Baires”, semi-autobiografico, una connotazione diversa. Così Chiara Rapaccini, in arte “Rap”, nell’incontro della rassegna “Scrittori nel tempo”.
Rapaccini, artista, designer, pittrice e scultrice, ha presentato il romanzo nella cornice della libreria “Luna di sabbia”, insieme a Vito Santoro, curatore della rassegna: «Nel libro c’è la presenza pesante di Mario. Questa donna, Frida, il cui nome non è ispirato a Frida Kahlo, come alcuni pensano, ma a mia nonna, va a Buenos Aires, una città che mi ha colpito molto». Una città povera, dove gli architetti sono costretti a disegnare le case con materiale di riciclo, dove la scrittrice è stata diverse volte aggredita, perché il Sud America è molto violento, ma dove le donne della sua età (poco più di sessanta anni, ndr) ancora amano se stesse, non sono “costrette ad essere piacenti”, come nel nostro maschilista Occidente.
È nei vicoli di Buenos Aires, città mezza italiana, con un quartiere che si chiama “Palermo”, dove un cittadino su due proviene dallo Stivale, che Frida si perde, incontrando tanti uomini. «Gli incontri mi servivano, all’interno della narrazione, perché Frida si riappropria del corpo a quella età. Piano piano comincia a diventare meno elegante, ed è così che accade quando finisci nei posti peggiori: ti riappropri del corpo e poi ritorni a vedere le stelle. Questo libro è per le donne della mia età».
«Le descrizioni sono estremamente minuziose - ha fatto notare Santoro -, in un periodo nel quale le arti visive tendono al minimalismo. L’ossessione per il dettaglio è stata trasmessa dal cinema?». «Il mio occhio di artista è forse ossessivo – ha risposto Rapaccini -. Certo, aver vissuto per trent’anni con Mario, che aveva la cultura del dettaglio, che diceva che più si parla della provincia più si parla dell'universale, mi ha molto ispirato». Nelle sceneggiature di Monicelli, nulla era lasciato al caso. Invece oggi il cinema, la letteratura, si accontentano della mediocrità. «Una volta un editore mi chiese un libro per bambini, e mi disse: “Fai una cosa mediocre”, perché servivano dei prodotti vendibili».
“Rap”, nome d’arte dell’illustratrice, ha speso parole di apprezzamento per Trani: «Adoro questa città, è meravigliosa. Ho pubblicato sul mio profilo Facebook delle foto della cattedrale in bianco e nero. È veramente bellissima con questa pietra bianca speciale, e il mare non blu ma turchino, che con l’effetto in bianco e nero è diventato grigio in fotografia». È rimasta inoltre molto colpita, «commossa» nell’apprendere, da un lettore intervenuto nel corso della presentazione, che Astor Piazzolla ha origini tranesi. Infatti, ella apprezza molto il tango, come si evince dal libro.
Rapaccini è autrice della pagina Facebook “Amori sfigati”, su cui pubblica quotidianamente strisce ironiche sui rapporti sfortunati tra uomini e donne. “Rap” ha firmato ogni copia del libro con un “amore sfigato” e pubblicato su Facebook , poche ore dopo l’incontro avvenuto a “Luna di sabbia”, una sua vignetta ispirata da una “amica tranese”.
Federica G. Porcelli




