“L’euro ci ha messo in un collegio e noi festeggiamo i sessant’anni di quello che resta dell’Europa”. Così Bruno Vespa, a Trani, rispondendo alle domande del direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, Giuseppe De Tomaso, in merito al nuovo libro del giornalista e conduttore televisivo, “C’eravamo tanto amati. Amore, politica, riti e miti. Una storia del costume italiano”.
Il confronto, avvenuto a margine del convegno sulle infrastrutture della Regione, promosso da Ance Puglia e tenutosi sul roof garden del Marè resort, con una vista porto mozzafiato, è partito dall’esaltazione degli anni ‘60, simbolo del boom italiano e di “un Paese che cresceva davvero – ha esordito Vespa -. Poi è iniziato il declino e l’euro ci ha dato il colpo di grazia, anche dal punto di vista psicologico: sarebbe bastato avere il doppio prezzo ancora per un certo tempo e l’euro di carta”.
Pochi attimi, e la discussione si è spostata ai giorni nostri, con l’inevitabile domanda del direttore sul ruolo che Michele Emiliano giocherà nel congresso del Pd: “Non so come finirà - ha risposto Vespa -, ma Emiliano è stato un autentico regalo per noi giornalisti e la sua popolarità sta aumentando, paradossalmente, proprio dopo la scissione”. Quanto al Movimento cinque stelle, il conduttore di Porta a porta ha elogiato il governo Appendino, a Torino, bocciato quello di Raggi, a Roma, e previsto che “alle politiche Grillo non prenderà mai il 40 per cento”.
Vespa si è detto, soprattutto, “preoccupato dalla copertura economica dei programmi dei candidati e dal tipo di spesa pubblica che si sceglierà di compiere. A mio avviso, basterebbe restaurare le tante opere che necessitano di interventi in Italia, e già si darebbe lavoro a migliaia di persone”.
Immancabile il cenno all’investimento di Vespa in Puglia, con la tenuta ed il vino da lui prodotto, e successivamente presentato in una serata promozionale a Le lampare al fortino: “Siamo solo all’inizio, è un progetto per figli, nipoti e pronipoti. Una bella pazzia - è il suo commento -, anche se non sono mancate le lentezze burocratiche, rimbalzando da un ente all’altro, e qualche episodio spiacevole. All'inizio i miei colleghi vignaioli non mi hanno accolto bene, eppure io credo di avere aiutato, non danneggiato la Puglia: sto esportando vino anche in America e promuovo la Puglia, ma la Puglia deve avere più coscienza delle sue qualità e saperle valorizzare. Perché noi saremo sicuramente il Paese più bello, ma non siamo ancora i più bravi”.
Tornando alla politica, De Tomaso ha chiesto al collega “se il no al referendum sia stato un danno per il Paese”. Risposta secca: “Purtroppo sì, perché avremmo tolto potere alle Regioni, che ancora oggi continuano ad ostacolare le grandi infrastrutture. Questo problema, insieme con l’occasione persa della semplificazione parlamentare, rischiamo di pagarlo. Come uscirne? Con una riforma il più semplice possibile, cui Renzi avrebbe dovuto pensare prima. Invece ha scommesso sul referendum, e gli è andata male”.



