«La lentezza è l'incertezza delle dita sui tasti antichi, aiuta a mettere a fuoco i pensieri e la mente divaga su corsi, ricorsi ed anagrammi. I colori del mare cangiante mitigano il fastidio del nastro rossonero, che mi balla di fronte come una maglietta sventolata da Balotelli. "Love is a train, o Trani?». Sull'anagramma gioca Stefano Tesi, nel suo pezzo scritto in occasione di Vin' a Trani.
Luciano Pignataro confessa di «usare la macchina da scrivere di fronte al mare di Trani, sorvegliato dalla austera cattedrale romanica. Bevo un bicchiere di Nero di Troia ed inizio a viaggiare nel tempo, quando aspettavo, bambino, che mio padre finisse di scrivere nel suo studio: tic tac tic tac, e sigaretta al lato della bocca, trattenuta con le labbra».
Michele Peragine ricorda che «risale agli inizi degli anni '60 il mio primo contatto con Trani, ed è dovuto alla celeberrima canzone di Giorgio Gaber, dedicata ai locali di mescita del vino a Milano, i "trani" appunto. Luigi Veronelli sosteneva che "il vino è il canto della terra verso il cielo". Nel caso di Trani, un canto che passa proprio dal mare e profuma di Moscato».
Come si può notare dalle riproduzioni in grande scala, esposte nella corte del Polo museale, i pezzi scritti dai giornalisti recano tutti numerosi errori e correzioni, evidente segno della ormai scarsa dimestichezza con la macchina per scrivere, ma anche di quanto fosse evidentemente facile sbagliare, ed impossibile coprire con un click, un errore anche di sola battitura. In fondo, il lato più umano e veritiero di questo mestiere.









