Una lunga e complessa storia, quella che riguarda i rapporti tra il Comune di Trani e la società “Le lampare sas”. È quanto affermato da Antonio Procacci, portavoce del movimento Trani a capo, nel corso di una conferenza stampa / incontro pubblico che si è tenuto nei giorni scorsi, e che ha avuto al centro la ricostruzione della storia.
Due gli snodi principali: il conduttore deve pagare i 60mila euro dei lavori fatti al lastrico solare; la chiesa di sant’Antonio Abate non è sconsacrata.
«Il 30 novembre del 2005 fu stipulato un contratto tra il Comune di Trani e la società “Le lampare sas” di Antonio Del Curatolo, titolare del ristorante “Le lampare al fortino”, e la consegna dell’immobile avvenne prima della sottoscrizione del contratto. La durata della concessione era di sette anni, e Le lampare avrebbe dovuto pagare al Comune di Trani 36.245 euro all’anno. Nel contratto c’è scritto che i lavori eventualmente fatti dal concessionario sarebbero dovuti essere pagati da lui, e che il concessionario rinuncia a qualsiasi richiesta nei confronti del concedente, di indennizzo di sorta per opere eseguite».
Il 3 luglio 2007 viene rilasciato dall’ingegnere dell’ufficio tecnico, Giuseppe Affatato, un parere di permesso a costruire che prevede, aggiunge Maria Grazia Cinquepalmi, consigliere del movimento, «la demolizione e ricostruzione del solaio in precarie condizioni statiche. Nell’atto c’è scritto che “questo ufficio e il Comune restano sollevati da qualsiasi eventuale richiesta di partecipazione delle spese”».
Antonio Procacci, poi, si focalizza sulla morosità: «Il Comune di Trani (amministrazione Tarantini), nel 2010 diffida Del Curatolo a pagare i canoni per 85.643 euro, ma lui dice di aver sospeso i canoni perché aveva pagato 60mila euro per il solaio. Due anni dopo, Del Curatolo viene diffidato nuovamente. Deve pagare 148mila euro, ma a quella data il contratto è scaduto. Perché il concessionario è rimasto nel luogo? Gli hanno rinnovato il contratto nonostante fosse moroso.
Nel 2013 il Comune di Trani va al Tribunale per chiedere un’ingiunzione di pagamento, sospendendo la questione dei 60mila euro. Del Curatolo però fa opposizione. Il giudice gli intima di pagare e a partire da allora il titolare della società “Le lampare” propone un piano di rientro. Nel frattempo il debito è salito a 238.612 euro, e così, il 14 maggio 2015 (commissario Iaculli), il Comune di Trani avvia la rescissione del contratto, “per ingiustificata e reiterata volontà di non pagare”. Gli avvocati di Del Curatolo presentano una polizza fideiussoria e l’11 settembre arriva san Bottaro che accetta la transazione, non prima di aver chiesto, attraverso l’assessore al contenzioso, un parere all’ufficio tecnico sui lavori al lastrico solare (chiedendo se si potesse stralciare la somma dei 60mila euro). L’avvocato Capurso richiama un parere già espresso il 13 gennaio 2012 (l’assessore da cui dipendeva l’ufficio legale in quel periodo era proprio Pina Chiarello, difensore di Del Curatolo) dal Dirigente della III ripartizione Guidotti. Questi due pareri li depositeremo in Procura perché non ci convincono.
La giunta delibera, nel 2016, di concedere la rateizzazione, valutando il rischio che dovesse cessare l’attività de Le lampare, e quindi che quel luogo restasse senza un valido conduttore. La giunta, che ha due avvocati al suo interno, scrive che c’è il rischio dell’alea del giudizio, ignorando che quella sentenza è passata in giudicato. A luglio 2016, la società doveva al Comune 251.298,18 euro, comprensivi di interessi legali, quindi 191.298,18 euro, sottraendo i 60mila euro dei lavori del lastrico solare. L’accordo non è stato firmato ma la società ha pagato quanto dovuto al 31 dicembre, cioè 60.542,62 euro. Sembra che abbia pagato anche i canoni del 2016, ma siamo lontani da quello che la società deve. Non essendo stato firmato un atto di transazione, continua ad essere un inquilino moroso. In tutto ciò, la società ha una fideiussione, che non è stata accettata dal Comune di Trani».
«Sappiamo benissimo – chiarisce Cinquepalmi – che il conduttore ad oggi sta pagando regolarmente tutti i canoni di locazione e non abbiamo niente contro di lui. Il problema è che vengano pagati i 60mila euro perché un provvedimento amministrativo quale è il permesso a costruire non può essere posto nel nulla dal parere dell’avvocato del Comune di Trani. Chi è Capurso per decidere che Del Curatolo non deve pagare 60mila euro?».
Quanto alla chiesa di sant’Antonio Abate, Aldo Procacci, consigliere comunale, mostra una lettera, datata 17 ottobre 2016, di Monsignor Pichierri nella quale si legge che la chiesa non è mai stata sconsacrata. «Accludo anche delle note inviate ai sindaci precedenti – aggiunge – che riguarda la destinazione d’uso della chiesa. Siffatta destinazione d’uso offende il sentimento della comunità cristiana che, in più circostanze, ha manifestato il suo rammarico per la profanazione di tale luogo».
Federica G. Porcelli





