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Caso Lampare, parla l’avvocato del concessionario: «Dieci anni per vedersi riconosciuti i 60mila euro dal Comune di Trani»

All’incontro aperto alla cittadinanza tenutosi dei giorni scorsi, organizzato dal movimento Trani a capo, erano presenti anche Antonio Del Curatolo, titolare della società “Le lampare sas”, e Pina Chiarello, suo avvocato difensore, che abbiamo intervistato per replica. «Sicuramente Trani a capo sta operando in buona fede, non credo che abbia un atteggiamento mirato a danneggiare la società, ma ritengo che la lettura degli atti sia carente. La volontà politica di una amministrazione non può essere superata da un atto amministrativo di un dirigente, salvo che quell’atto di volontà della pubblica amministrazione non sia palesemente illegittimo, cosa che non era.

Dobbiamo tornare indietro nel tempo. Quel sito, Le lampare al fortino, per anni era stato tenuto chiuso, mai utilizzato come chiesa, e il diritto canonico non è una opinione, utilizzato come deposito, e la pubblica amministrazione prima di mettere a bando un bene di sua proprietà (non di proprietà della curia) chiese alla curia se avesse volontà di dare prevalenza ad una destinazione piuttosto che a un’altra. La curia non aveva alcun interesse a quel sito, il cui restauro è costato oltre 1 milione di euro all’imprenditore, decise di mettere a bando questo sito per l’uso che l’imprenditore ne voleva fare. Tra le clausole, venne scritto che le opere di restauro della chiesa dovessero essere fatte a carico dell’imprenditore sotto l’egida della Soprintendenza, mentre la pubblica amministrazione si impegnava a dare così come era la zona “terrazza”, non sottoposta a vincolo della Soprintendenza, imponendo all’imprenditore le opere di ordinaria manutenzione.

Consegnati i lavori della terrazza, il concessionario si rese conto che c’era un pericolo per la pubblica incolumità. Immediatamente egli si precipita a sollecitare il Comune a fare le opere di straordinaria manutenzione che incombevano a lui, posto che gli era stato consegnato un sito per il quale doveva pagare un affitto, ma non utilizzabile. La pubblica amministrazione disattese al punto tale che l’imprenditore, che aveva iniziato a pagare i tecnici e pagare le opere di restauro, con la Soprintendenza che incombeva, e c’era un pericolo di crollo, scrive alla pubblica amministrazione chiedendo gli interventi. A quel punto l’imprenditore, pur di risolvere questo problema, scrive alla pubblica amministrazione dicendo che era disposto ad anticipare quei soldi. La somma spesa dalle Lampare fu di gran lunga maggiore ai 60mila euro. Il Comune di Trani non disse all’imprenditore che stava facendo qualcosa che non avrebbe potuto fare. Il dirigente dell’ufficio tecnico, che probabilmente ignorava la convenzione, fa un atto che va oltre i suoi poteri.

L’avvocato dell’ufficio legale, essendo un soggetto terzo, non ha alcun interesse. Io, a titolo personale, con l’avvocato Capurso non ho mai mantenuto, tantomeno nel 2012 quando lui mi denunciò sulla vicenda delle stabilizzazioni, un buon rapporto. Attribuisco all’avvocato Capurso una onestà intellettuale che ha sempre avuto.

Il Comune non ottempera alla consegna prevista per i siti. Nel frattempo, l’amministrazione di Trani riceve, dall’avvocato De Zio, un pignoramento presso terzi, dei crediti vantati presso terzi, che viene fatto proprio sui ratei che il signor Del Curatolo doveva pagare al Comune per cui lui era costretto a versare a parte quei ratei perché c’era un pignoramento presso terzi. Pagava ma non poteva versare al Comune di Trani perché c’era una inibizione. Del Curatolo non poteva andare contro un diktat del giudice che in quel momento gli diceva che i ratei erano pignorati. Inizia poi una diatriba con l’amministrazione comunale per quei 60mila euro.

L’amministrazione comunale ci ha messo dieci anni a riconoscere un credito, e questo vale per tutti i cittadini. Lui chiedeva il riconoscimento di un diritto. Nelle more, la situazione delle morosità era generale, valeva per tutti, dalle Lampare al fortino alla Lampara, fino ai chioschi. L’amministrazione comunale ha fatto delle scelte di carattere politico: da un lato intimare la gente a mettersi in regola perché quelli sono soldi dei cittadini; dall’altro, mettere le famiglie in condizioni di non andare in mezzo ad una strada. Perché lui doveva essere trattato diversamente dagli altri? Raggiunta una intesa su questi 60mila euro, ha fatto una fideiussione e un accordo sulle rate. Nonostante non fosse ancora stata firmata la convenzione, lui ha cominciato a pagare, mettendosi in regola. Ogni mese, il signor Del Curatolo paga 5.600 euro, comprensivi del canone di locazione più la rata pregressa indicata, considerando che lui ha anche tre maxi rate all’anno. 

Nonostante la polizza scada a maggio, il signor Del Curatolo presenterà la polizza in questa settimana come la pubblica amministrazione gli ha chiesto».

Federica G. Porcelli


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