«C'è chi ha letto nella mia uscita dall'aula una mancanza di fiducia e responsabilità, ricercando visibilità contro l'interesse pubblico. Credo che, come anche alcuni miei colleghi di maggioranza hanno detto, fossero necessarie più certezze, risposte e passaggi obbligati prima di arrivare ad approvare delle tariffe Tari assolutamente impopolari. Come potremmo votare qualcosa nell'interesse pubblico, se non fossimo pienamente convinti?».
Così Francesca Zitoli, consigliere comunale della Lista Emiliano, non nuova a posizioni divergenti rispetto a quelle della sua maggioranza. In questo caso, però molto più largamente condivisa considerando che ben sei consiglieri della coalizione di governo hanno agito allo stesso modo.
Secondo la collega del Partito democratico, Marina Nenna, «non siamo stati messi in condizione di intervenire nei provvedimenti sin dal principio. E non sento di poter chiedere sacrifici ai cittadini prima di avere chiesto sacrifici a chi gestisce la nostra partecipata. Di certo non è una scelta presa a cuor leggero, perché questa è ancora la mia amministrazione».
«Su mia precisa richiesta di avere attestazioni sull'avvenuto controllo della spesa dell'Amiu e sulla politica aziendale di contenimento della spesa, nessuno mi ha risposto - fa sapere il consigliere del Pd, Tommaso Laurora -. Attendevo risposte principalmente dal dirigente del servizio finanziario, il quale è stato a dir poco evasivo. Io non posso procedere con atti di fede quando si interviene direttamente sulle tasche dei cittadini. Per me la Tari può restare quella dell'anno 2016 e dobbiamo essere in grado di contenere la spesa nei limiti dell'anno scorso. Questo è l'obiettivo che vorrei che la nostra amministrazione assumesse, in modo unitario e coeso, e per questo obiettivo mi impegnerò».
Chiosa il suo capogruppo, Mimmo De Laurentis: «L'aumento della Tari è insostenibile per tante famiglie che, già oggi, non sono in grado di pagare. Il provvedimento è stato guardato per mesi da qualcuno, ma non da noi consiglieri che ci dobbiamo assumere la responsabilità di votarlo. Inoltre, avevo proposto in commissione degli incentivi e non se n'è fatto nulla: questo provvedimento, dunque, non rientra negli indirizzi di governo e, quindi, non ho partecipato al voto».

