Con riferimento ai rilievi formulati da Aldo Procacci ed Emanuele Tomasicchio, il consigliere Nicola Ventura, del Pd, intervenendo in aula, ha invece detto: «Il regolamento fa riferimento alla trattazione sul punto all’ordine del giorno, che non si è conclusa con un voto perché all’atto della votazione nella scorsa seduta che non c’era il numero legale, quindi il quorum deliberativo. Automaticamente quella votazione è inefficace». «Se così fosse – ha detto Pasquale De Toma, di Forza Italia, citando l’articolo 42 comma 4 («Nel caso che dall’appello risulti che il numero dei consiglieri sia inferiore rispetto a quello necessario, il presidente dispone la sospensione temporanea dell’adunanza, a sua discrezione fino a 15 minuti, dopo la quale viene effettuato un nuovo appello dei presenti») – potremmo votare mille volte lo stesso provvedimento. Il numero inferiore a quello necessario si può evincere anche dalla votazione, quindi la seduta viene dichiarata deserta per gli elementi a quel momento rimasti da trattare. Secondo me quell’argomento non può essere trattato».
«Per quanto riguarda la fase procedimentale, era stato messo in votazione – risponde il presidente del consiglio comunale, Fabrizio Ferrante – il procedimento, ma questo risulta dagli atti».
È così intervenuto il segretario generale, Carlo Casalino: «C’è stata la verifica del numero legale richiesta dal presidente, al quale ha risposto un numero valido di consiglieri quindi il consiglio si è presentato in un quorum strutturale corretto. C’è stata la fase della votazione, nella quale si è accertata l’assenza del numero legale di deliberare. C’è stata quindi una interruzione per qualche minuto, e al secondo appello è venuto meno il numero legale. La seduta è stata dichiarata deserta in corso di seduta stessa, perché al secondo appello, dopo la prima votazione, è stato verificato il venir meno del numero legale per deliberare. Sul regolamento, c’è scritto che il quorum costitutivo è composto dalla metà dei consiglieri. All’appello, c’erano 16 presenti quindi c’era il quorum costitutivo. C’è stata la votazione del provvedimento, essendo 16 presenti alla verifica del numero legale, c’è stata la votazione finale e c’erano 13 favorevoli e un contrario, 14 presenti, quindi non c’era il quorum strutturale. Dopo 15 minuti, fatto l’appello, erano presenti 14 consiglieri. Questo ha determinato la diserzione della seduta in corso. La problematica si sposta sulla interpretazione del regolamento: la trattazione di un punto non riguarda solo l’iter di discussione ma anche la fase deliberativa. Con la deliberazione invalida, per me il punto non è stato concluso nel suo normale iter quindi alla ripresa il punto non è stato concluso e quindi riprende dalla fase della votazione. Il punto legato alla seconda convocazione: può essere fatta una sola volta. Il regolamento detta quali sono gli argomenti che possono essere trattati, e questo non può dare adito a interpretazioni di largo respiro, perché prevede esattamente che nelle adunanze di seconde convocazione non possono essere discussi e deliberati i seguenti atti («costituzione di istituzioni e di aziende speciali, partecipazione a società di capitali, disciplina generale delle tariffe per la fruizione di beni e servizi, rendiconto della gestione, regolamenti, istituzione e ordinamento dei tributi, piani urbanistici e relative varianti nonché piani particolareggiati e di recupero, definizione dei criteri generali per le dotazioni organiche e sull’ordinamento generale degli uffici e dei servizi, contrazione di mutui ed emissioni di prestiti obbligatori, esame della relazione su gravi irregolarità presentate dal Collegio dei revisori dei conti», ndr), tra i quali molto vicino all’argomento è questo, ma tra questi argomenti non vedo né il Pef né le approvazione delle tariffe. Non riguarda nessuno di questi argomenti. Il quorum c’è, ci sono i 16 consiglieri».
Dopo quasi mezz’ora di discussione, la mozione di Procacci poi è stata messa ai voti, e non è passata avendone ricevuto 4 favorevoli e 12 contrari. A questo punto, i consiglieri di minoranza Tomasicchio, Procacci e Cinquepalmi si sono recati la mattina stessa presso la Procura della Repubblica. Questo quanto pubblicato da Tomasicchio in allegato ad una foto: «Dopo lo show della pseudo maggioranza in consiglio comunale, non ci restava altra strada che il ricorso alla Giustizia. Eccoci qua. Non ci fermiamo e, naturalmente, attendiamo gli altri consiglieri».
Federica G. Porcelli

