Il complesso immobiliare denominato «Istituto psicopedagogico» è formato di sette edifici. La superficie totale coperta è di 4422 metri quadrati, su un'area complessiva di 43.532. Fu realizzato dalla Provincia di Bari nel 1977, su un terreno acquistato dal Consorzio provinciale antitubercolare di Bari nel 1966.
Avrebbe dovuto ospitare un centro per assistenza a disabili e minori con problemi psichici. Le strutture, nonostante le immagini odierne suggeriscano l'immagine di un luogo di guerra e devastazione, appaiono all'avanguardia nella misura in cui presentano pochissime barriere architettoniche, e quarant'anni fa questa era una notizia.
Tutto questo costò oltre 20 miliardi delle vecchie lire, davvero tanto considerando che si parla di quasi mezzo secolo fa. Ma la Provincia di Bari non riuscì mai a farne nulla, il Comune di Trani non seppe mai cogliere alcuna occasione e, così, si è arrivati ad oggi, con un rudere passato nelle mani della Provincia di Barletta-Andria-Trani.
La Bat ha provato più volte ad alienarlo, l'ultima nel 2013, con un importo a base d'asta di 2.250.000 euro. Poi, capendo l'antifona, vale a dire nessun interlocutore, ha proposto un partenariato pubblico-privato ma nessuno si è fatto ancora avanti, anche solo per sedersi a un tavolo e cominciare a parlarne.
Vi si scorge la fantasia architettonica del progettista che aveva pensato, molto opportunamente, di distribuire l'ampia superficie in estensione e non in altezza, per non impattare con la vicina fascia costiera, non superando i due livelli (piano terreno compreso) ed alternando anche le forme.
Una struttura, a dire il vero, anche troppo piena di cemento armato, ma complessivamente rispettosa delle altezze, dell'ambiente e della vicina Torre Olivieri, al Ponte Lama, che rappresenta uno degli ultimi baluardi di una storica tradizione di edilizia marittima, peraltro sempre più a rischio a causa dell'azione erosiva del mare sulla base.













