«Se per voi è un rudere, per noi è un paradiso. Non dovremmo dirlo, ma la nostra speranza è che resti sempre così». È quanto confidano al cronista alcuni appassionati di soft air, incrociati casualmente durante la nostra visita all'ex Istituto psicopedagogico.
Vestiti rigorosamente in tuta mimetica ed armati fino ai denti, sebbene si tratti di equipaggiamento giocattolo per una attività ludica e ricreativa che riproduce le fasi di una guerriglia a scopo semplicemente di passatempo, i ragazzi del soft air lasciano il luogo proprio mentre vi giunge il cronista e confessano che «questo è davvero il posto migliore per praticare la nostra passione perché contiene mille nascondigli e, soprattutto, è sicuro. Lo hanno costruito davvero bene - dice uno di quelli che sembra fra più esperti del gruppo - e, scherzi a parte, davvero ci dispiace che siano stati buttati così tanti soldi pubblici in questa maniera».
Proseguendo il cammino, ci si imbatte nei resti delle attività dei combattenti giocolieri del soft air: buste di «nitro» e cilindri da quaranta spari da arma ad aria compressa. Hanno ragione quando affermano che l'ex Istituto psicopedagogico non è destinato a collassare, ma lo stato in cui si trova è la perfetta fotografia di quanto rimarrà una delle massime incompiute d'Italia.
I combattenti di soft air sono gli unici che, in questo momento, possono paradossalmente giovarsi di questo immobile e, a giusta ragione, dichiarare che, per loro, è un gioiello. Per tutti gli altri, invece, è una grande occasione persa.




