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Ruspa in azione: da oggi Villa Maggi non c'è più. Il Comune di Trani ne aveva disposto la messa in sicurezza

Su Villa Maggi, in via Di Vittorio, una ruspa sta progressivamente lavorando da stamani. L'intervento, evidentemente, si è reso necessario dopo averne constatato l'impossibilità di qualsiasi recupero, nonostante l'ordinanza recentemente rilasciata dal dirigente dell'Area urbanistica facente funzioni, Giovanni Didonna, impegnasse la proprietà a mettere in sicurezza il sito e presentare un progetto di risanamento.

Più precisamente, dopo il crollo parziale dello scorso 31 marzo, ed il conseguente sopralluogo, Villa Maggi era stata dichiarata ufficialmente inagibile e si sarebbe dovuta mettere in sicurezza.

Il dirigente disponeva che la proprietà dell'antico edificio ottocentesco inibisse gli accessi con opportune recinzioni, per scongiurare qualsiasi rischio per la pubblica e privata incolumità, sia sul fronte strada di via Di Vittorio, sia sull'intero perimetro del lotto di pertinenza dell'immobile stesso, verificando altresì la recinzione ubicata al confine con l'area residenziale lungo il lato sud ovest.

Il capo della ripartizione tecnica, inoltre, ordinava di «sgomberare il lotto da sterpaglie ed ulteriori ostacoli, per consentire di realizzare, ad horas, interventi di messa in sicurezza della porzione di fabbricato con lavori eseguibili d'urgenza».

Inoltre, la proprietà era invtata a redigere immediatamente il progetto di messa in sicurezza dello stabile, con relativa perizia redatta da un tecnico abilitato alla professione, «che accerti il rispetto della normativa vigente in materia di sicurezza statica delle costruzioni della porzione dell'immobile interessato - si legge nel provvedimento -, nonché dare immediata comunicazione al competente servizio comunale in caso di ulteriori fessurazioni, deformazioni, rotazioni o cedimenti dovessero manifestarsi, sino alla redazione della stessa perizia».

Come si ricorderà, Villa Maggi fu interessata da un crollo parziale nelle prime ore del mattino dello scorso 31 marzo, avvenuto nella zona nord est dell'edificio, e che ha riguardato parte delle volte e del primo piano, con conseguente collasso dei solai sottostanti.

Il dirigente, sulla base del sopralluogo congiunto eseguito da personale di Ufficio tecnico, Vigili del fuoco e Polizia locale, aveva dato atto delle condizioni di inagibilità dell'intero immobile, peraltro ubicato all'interno di una proprietà privata e totalmente recintata.

Ciò non toglie, però, che si sarebbero dovuti eseguire lavori di messa in sicurezza «attraverso l'installazione di idonee opere provvisionali, che scongiurino eventuali, ulteriori cedimenti o collassi che possano interferire sulle aree private confinanti e pongano a rischio garantiscano la pubblica incolumità».

Peraltro, mentre in questo caso il dirigente è legittimato a non predisporre alcun ulteriore atto formale di autorizzazione agli interventi, per la realizzazione delle opere di ripristino si sarebbe dovuta produrre, nelle forme prescritte, la relativa istanza edilizia ai sensi di legge, corredata dagli eventuali pareri.

Oggi, però, la ruspa sta mettendo tutti d'accordo.


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