La Corte di cassazione ha definitivamente stoppato il previsto referendum del 28 maggio su voucher e appalti. Il semaforo rosso, secondo quanto riferisce IlSole24Ore, è arrivato dopo la legge di conversione del decreto legge con cui, lo scorso marzo, il governo Gentiloni aveva deciso di cancellare le regole al centro dei quesiti, così da evitare il rischio delle urne.
Peraltro, da tempo la revoca del referendum era nell'aria ma, fino a quando non ve ne sarebbe stata l'ufficialità, le prefetture avevano continuato a chiedere ai comuni di avviare tutte le procedure classiche delle consultazioni.
Ed anche a Trani, pur senza impegnare i dipendenti con ore di straordinario, la macchina elettorale si era messa in moto ed i comizi elettorali erano stati già ufficialmente convocati.
Il 28 maggio, pertanto, niente urne con il sollievo, soprattutto, di un grosso risparmio della spesa pubblica, tanto più avrebbe inciso quanto più sarebbe stato probabile il rischio di mancato raggiungimento del quorum, considerando la particolare fase dell'anno in cui si sarebbe votato.
Trani, a sua volta, evita un impegno di spesa di circa 160mila euro, che sarebbe stato analogo a quello del recente referendum costituzionale del quale, finora, lo Stato ha rimborsato soltanto la metà.

