«Se è vero che le città italiane bombardate durante l’ultimo conflitto mondiale sono innumerevoli, se è vero che ancor più innumerevoli furono le incursioni, è anche vero che in molti casi queste ebbero come bersaglio o sedi di rilevanti obiettivi militari o città molto popolate su cui… la tattica psicologica sfogava la propria sete di rappresaglia. Ma Trani?». Inizia così l’articolo “La Pasquetta di sangue del 1943”, pubblicato su “Il tranesiere” del 25 aprile 1963, di Raffaello Piracci.
L’articolo è stato raccolto nel libro “Accadde a Trani nel ’43. Rievocazioni, testimonianze e documenti inediti”, edizioni “Il tranesiere”. «Ecco: è questo l’aspetto più inconsolabile dell’incursione anglo-americana che si abbatté su Trani la notte fra il 26 ed il 27 aprile 1943. Un centro abitato che non aveva più soldati di quanti non ne avessero tutte le città vicine, un porto capace di ospitare appena qualche motopeschereccio o al massimo qualche trealberi, e per giunta in piena festa pasquale: questa la situazione di una città, potremmo dire inerme, che nel cuore della notte, la notte della Pasquetta, vede scorrere largamente il sangue di 21 figli innocenti» prosegue Piracci.
Le bombe, complessivamente quattro, furono lanciate verso le due di notte sulla banchina del porto, nel tratto compreso tra via Zanardelli e via Vincenza Fabiano. Due di esse caddero in acqua. Una quindicina le famiglie sulle quali si abbatté la tragedia. «Accorse anche subito la contessa signora Emma Viti, infermiera volontaria della Croce rossa italiana, col figlio, che fece chiamare i soldati del genio di stanza a Trani, e con essi organizzò subito il trasporto dei feriti».
Presso le casermette di via Corato furono sganciate altre bombe, che provocarono la morte di alcuni militari rimasti affogati nel rifugio per lo scoppio delle condutture d’acqua. In via Statuti Marittimi, i morti tra i civili furono 21, 26 i feriti.
Questi i nomi dei 21 «figli innocenti», ovvero i civili che persero la vita nel corso dell’incursione anglo-americana: Francesco Abbatangelo, 57 anni; Filomena Di Bello, 47; Rosa Colasuonno, 33; Angela Depalma, 31; Antonia di Gravina; Nicola Sonatore, 28; Filomena di Fonzo, 22; Riccarda Sonatore, 10 mesi; Raffaele Ferri, 59; Giuseppe Donato, 2; Giacomo Stella, 41; Pasqua Napoletano, 34; Domenico di Natale, 15; Andrea Incantalupo, 36; Paolo Incantalupo, 5; Maria De Cillis, 21; Antonia Loscocco, 52; Vincenzo Nenna, 6; Domenico di Venosa, 31; Matilde Laurora, 23; Nunzio Di Fonzo, 30.
Tre i superstiti. Domenica Sonatore, unica di una famiglia distrutta dalle bombe alleate, che crebbe con i nonni, che si è battuta per anni affinché le generazioni successive ricordassero quanto accaduto. Rosa Ferri, oggi novantenne, che vive nella Provincia di Lecce. Quella notte perse il padre Raffaele e il piccolo nipotino Giuseppe Donato. Sua sorella Teresa rimase invalida, e morì l’anno successivo. Suo fratello Andrea rimase invalido per tutta la vita, privato di un arto inferiore e di uno superiore. Ultima sopravvissuta, Gaetana Stella.
Quattordici furono le vittime tra i militari: Enrico Pietrobono, 24; Alberto Bonetti, 19; Nicola Ruggiero, 19; Giovanni Falco, 19; Cosimo Ramin, 21; Cosimo Fratangelo, 19; Antonio Carrozzo, 19; Adolfo Ottaviani, 31; Umberto Angeletti, 21; Enrico Catelnuovo, 20; Sabato Pascale, 19; Matteo Losurdo, 31; Pietro Borzacca, 20; Angelo Barbati, 26.
I funerali si tennero presso la chiesa di santa Chiara.
Federica G. Porcelli


