La corona di fiori sulla lapide commemorativa in via Statuti Marittimi viene posta ogni 25 aprile, ma l’anniversario di quella data che cambiò la vita di quindici famiglie tranesi ricorre oggi. Stiamo parlando della “Pasquetta di sangue” del 27 aprile 1943, della quale abbiamo scritto diffusamente due giorni fa.
Il bilancio per la città di Trani fu di ventuno morti e ventisei feriti tra i civili, alcuni dei quali restarono invalidi per il resto della loro esistenza; quattordici morti tra i soldati. Abbiamo ricordato quella tragica notte intervistando l’unica sopravvissuta che vive ancora a Trani, Domenica Sonatore, che, purtroppo, a seguito di quel bombardamento perse tutta la famiglia.
«Potrei scrivere un libro sulla mia vita» ci annuncia subito. Domenica, che alla cerimonia di deposizione della corona è stata accompagnata dal figlio, sopravvisse perché era andata a dormire, quella notte, da sua nonna materna. «Io sono cresciuta senza nessuno, sola. Sono stata affidata ai miei nonni, che mi hanno allevato bene. Adesso vivo solo per i miei quattro figli».
Domenica, che proprio il 25 aprile del 2017 ha compiuto 77 anni, descrive quella notte come un «finimondo», anche se non l’ha vissuta in prima persona, fortunatamente. «La vita va avanti» ci ha detto. Ma quello che più la addolorò fu l’idea che «Trani si fosse dimenticata di questo bombardamento. Allora, da cittadina, feci quello che avrebbero dovuto fare i politici. Ho anche spedito dei libri alle scuole cittadine affinché i bambini e i ragazzi leggessero di questo avvenimento» che sconvolse la sua vita.
«Nessuno sapeva che a Trani erano morti dei militari», per esempio. «Finché vivo io, non finiranno i ricordi dei nostri morti. Finché vivo io, non devono dimenticare che Trani fu bombardata. Io ho perso tutta la famiglia» ha concluso Domenica.
Federica G. Porcelli


