La provincia di Barletta-Andria-Trani è quella con il maggiore tasso di disoccupazione femminile: vi lavora appena il 24,1%. Quella in cui invece le donne sono maggiormente occupate è Bologna, con il 66,5%.
Sono alcuni fra i dati più significativi resi dall'Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro, particolarmente importanti proprio alla vigilia del primo maggio. Il report parte dagli stipendi e conclude con il tasso di occupazione e disoccupazione.
Per quanto riguarda i primi è Bolzano, con una media di €1476 mensili, la provincia che detiene il primato degli stipendi più alti fra i lavoratori dipendenti. A seguire Varese, Monza e Brianza, Como, Verbania, Bologna e Lodi. La provincia con gli stipendi più bassi è Ascoli Piceno, con €925.
Quanto al tasso di occupazione maschile, è si nuovo Bolzano a fare registrare il risultato migliore con il 78,9%, mentre Reggio Calabria è all'ultimo posto con il 44,5%.
Secondo quanto riferisce l'Agi, «lo squilibrio fra tasso d'occupazione maschile e femminile appare strettamente correlato allo sbilanciamento nella suddivisione del carico familiare tra donne e uomini. Nonostante la differenziata presenza sul territorio nazionale di strutture dedite ai servizi per l'infanzia, spesso non è conveniente per le mamme lavorare, perché il costo dei servizi sostitutivi per la cura dei bambini e per il lavoro domestico è decisamente elevato».
In un servizio andato in onda sul Tg5, all'ultimo posto della classifica della disoccupazione femminile viene indicata espressamente Trani, facendo credere che il rapporto riguardi le città, mentre invece è riferito alle province. Per correttezza d'informazione, dunque, va precisato che il risultato è dell'intera Bat, circostanza che, peraltro serve solo a rendere meno amara la pillola.
Di certo, a distanza di una settimana dal servizio di Striscia la notizia, dedicato all'inagibilità della pedana per diversamente abili di Colonna, nonché al non memorabile «Loro chi», film prevalentemente girato a Trani, Canale 5 non ci rende ancora un buon servizio. E questa volta lo fa, anche, con un pezzo che non rende, fino in fondo, un buon servizio neppure alla verità.

