Contestualmente alla “Giornata nazionale A.M.A, Atlante dei monumenti adottati”, della quale abbiamo scritto ieri, in villa comunale si è tenuta la “Giornata dell’arte e creatività studentesca”. Ad organizzarla, la Consulta provinciale degli studenti della Bat.
Studenti di tutta la provincia, nel corso della giornata, hanno potuto esibirsi, suonare, disegnare, mostrare il proprio talento. Così Alessandro Baldassarre, presidente della Consulta, ai nostri microfoni: «Abbiamo cercato di promuovere la cultura e l’arte, nel vero senso della parola, tramite delle esibizioni e delle esposizioni artistiche».
Hanno partecipato al progetto tutte le scuole superiori di Trani, il liceo scientifico “Vecchi”, il liceo classico e delle scienze umane “De Sanctis”, gli istituti tecnici “Cosmai” e “Moro”, oltre che diverse della Provincia. «C’è spazio per l’arte e per i giovani», è il messaggio che vogliono lanciare i ragazzi.
All’ingresso della villa, poi, la costituenda sezione “Giovani” dell’associazione “Traninostra” ha esposto delle fotografie di una Trani che non c’è più, quella dagli anni Venti agli anni Ottanta, confrontandola con quella di oggi.
Gli spazi e le ambientazioni di quella città, adesso da assaporare con sguardo sognante in cartolina o in fotografia, sono completamente cambiati, vissuti anche in maniera completamente diversa. Sotto alcuni aspetti, quella Trani era decisamente migliore.
L’idea è nata perché «nella nostra sede (corso Imbriani 61, n.d.r.) abbiamo molte foto antiche, abbiamo scelto quelle più carine per vedere cosa è cambiato nel tempo – ci hanno detto gli organizzatori, che si dicono aperti ad accogliere anche altri giovani nella associazione -. Ci siamo resi conto che molte cose, come il porto, sono migliorate, perché per esempio ora ci si può passeggiare, ma altre no. Per esempio la zona “Rait u’ macijd”, alle spalle dell’ex-macello, era un luogo caratteristico, ora invece è uno spazio desolato».
Abbiamo chiesto ai ragazzi quale sia la Trani che preferiscono. Ci hanno risposto quasi all’unisono che «sono state rivalutate le zone centrali per attrarre turisti e forestieri, ma le zone periferiche sono state lasciate a se stesse».
Federica G. Porcelli









