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Trani, bilancio «lacrime e sangue»? Ecco perché: «Spenderemo solo sulla base di quello che avremo in cassa»

Spendere soltanto sulla base di quello che si ha in cassa, e non in conseguenza di ipotetiche e spesso irrealizzabili entrate. La filosofia del bilancio di previsione, recentemente approvato dal consiglio comunale, è totalmente cambiata e, adesso il Comune di Trani si prepara ad amministrare con maggiore raziocinio.

Forse è anche per questo motivo che si è parlato da più parti di «bilancio lacrime e sangue» e probabilmente, e più volte, si avrà la sensazione di un sostanziale immobilismo negli investimenti. In realtà è proprio la legge che ha previsto questo radicale cambio di rotta, cui Trani si sta adeguando riuscendo nel frattempo, e soprattutto, a rimettere ordine tra i propri conti.

TRANI E IL NUOVO ORDINAMENTO

Lo ha illustrato il dirigente dell'Area finanziaria, Angelo Pedone, proprio nel corso dell'assemblea dello scorso 26 aprile, che ha approvato la manovra. «Preliminarmente - ha esordito il capo della Ragioneria - bisogna comprendere perché si sia giunti a determinare un livello di entrate così basso rispetto all'esercizio precedente. Ebbene - spiega Pedone -, la nuova normativa ci impone di rispettare il principio della competenza finanziaria potenziata. L'Imu, la Tasi, l'addizionale Irpef ed altre piccole entrate si definiscono sulla base di quanto si è riscosso nell'anno precedente per cui, rispetto ad una previsione di circa 13 milioni dell'esercizio precedente, siamo dovuti scendere ad un ad un importo non superiore a 9 milioni in relazione, appunto, a quanto si e riscosso nel 2016». Se ne evince con chiarezza una situazione di riduzione complessiva delle entrate e, di conseguenza, delle uscite. «La necessità di assicurare l'equilibrio tra entrate e spese genera un contraccolpo sulla spesa corrente - ammette Pedone -, che subisce un'inevitabile contrazione».

IL FONDO RISCHI AUMENTA

Peraltro, a sostegno del rischio di mancata riscossione delle entrate, che resta abbastanza elevato, l'amministrazione comunale ha chiesto ed ottenuto la rideterminazione del fondo rischi per quanto riguarda i crediti di dubbia e difficile esazione: «Nel nuovo bilancio - spiega il dirigente -, quel fondo è salito a 2.900.000 euro circa, somma che rappresenta il 70 per cento del fondo rischi complessivo dell'ente. Quindi, quanto più lenta sarà la riscossione, tanto più alto e crescente sarà il fondo: il prossimo anno lo porteremo all'85 per cento, giungere al 100 per cento del 2019. Nel frattempo, però, dobbiamo migliorare le performance delle entrate, altrimenti il rischio è che, nel 2020, il nostro bilancio sia costituito da previsioni di entrata e spesa esclusivamente basate sul fondo crediti dubbia e difficile esazione».

40 MILIONI PER LA SPESA

In questo scenario complessivo, dunque, la parola d'ordine è «razionalizzare» ancora di più la spesa corrente, facendo ulteriori sacrifici per poterne disporre. «Abbiamo una somma complessiva di 40 milioni disponibili - illustra Pedone -, di cui circa 8 da entrate vincolate che riguardano, sostanzialmente, il Piano sociale di zona. La restante parte è sostanzialmente suddivisa in tre aggregati: uno riguarda la spesa relativa al personale, che si aggira intorno ai 7 milioni e mezzo; poi abbiamo la quota relativa all'igiene urbana, che come è noto raggiunge i 12 milioni; infine la parte relativa all'indebitamento, che si aggira intorno ad 1 milione. La restante parte, è finalizzata al mantenimento della struttura ed ai programmi dell'amministrazione per la parte residuale». 

«BASTA VENDERE FUMO»

Tutto questo, verosimilmente, costringerà il Comune di Trani a stringere sempre più i cordoni della borsa, rivedendo i capitoli in uscita di ciascun dirigente, così da giungere ad una reale razionalizzazione della spesa, secondo i criteri di legge e, anche, del buon padre di famiglia. È questa la filosofia dell'assessore alle finanze, Luca Lignola: «Il bilancio ha una duplice funzione, politica e contabile, interconnesse tra loro. La funzione politica che ci riguarda , è avere prospettive chiare su come impiegare le risorse. Ebbene, noi abbiamo fatto questo bilancio seguendo il criterio della certezza dei dati e delle entrate. E quando parliamo certezza delle entrate vuol dire che stiamo cercando di epurare dalla contabilità tutti quei dati che vengono dal passato ed oggi non hanno più alcuna attendibilità, operazione che ci richiede il nuovo ordinamento contabile. E quando parliamo di entrate, possiamo riferisci a quelle potenziali o a quelle effettive. Quelle potenziali - spiega Lignola - sono quelle che potremmo, in linea teorica, assumere andando sul sito ministeriale, verificare quella che è la capacità del territorio di produrre un'imposta qualsiasi ed indicare quel valore. Poi, chiaramente, dobbiamo fare i conti con la realtà per diversi motivi, a cominciare dai problemi che abbiamo nell'incassare. Ed allora - conclude Lignola - abbiamo scelto questa volta di attenerci ai dati reali. In questo modo, non vendiamo fumo, ma facciamo veramente i conti con la realtà, come è giusto che sia».

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