«Questo è un Tribunale illustre, nobile. Non immaginavo di trovare questa accoglienza così calorosa, che mi commuove» ha detto Giovanni Canzio, Primo presidente della Corte Suprema di Cassazione.
«Questo Tribunale impropriamente è detto di provincia. Tutti noi siamo stati giudici di provincia. Non si nasce giudice della Corte di Cassazione, di Appello. Il diritto nasce dal basso. Si comincia a fare il giudice di frontiera e si costruisce il diritto fin da quel momento. I processi arrivano in Cassazione, non nascono in Cassazione, quindi io ci tengo ad essere presente in questi luoghi.
Dalle vostre parole colgo quello che si coglie quando si parla con i cittadini: ansia di giustizia, di legalità. La settimana scorsa abbiamo aperto le porte della Cassazione a cinquecento studenti. Questi ragazzi per ore hanno parlato con noi mostrando la loro ansia, la loro aspettativa.
Per fare il magistrato ci vogliono cultura, professionalità, raffinatezza. Bisogna essere dei colti magistrati, dei bravi magistrati. Continuo a chiedere a me stesso di partecipare a questo lavoro straordinario di costruzione della regola del caso concreto con umiltà, dubbio e forte senso di responsabilità.
Parliamo del rapporto tra giudici e cittadini. I giudici non sono una casta, ma parte del sistema della Repubblica italiana. È importante far aumentare la fiducia dei cittadini per la democrazia, la legge, rispondendo alle loro domande di base cioè dammi delle risposte, dammele in tempi ragionevoli.
Il nostro linguaggio deve essere semplice perché dobbiamo essere compresi. Questo è un dovere costituzionale.
La giurisdizione non deve essere considerata monopolio della magistratura. Ha necessità della avvocatura. La magistratura aprendo questo canale di dialogo esce dalla sua autoreferenzialità».






