Un suggestivo scenario, il Sentiero dell’anima nel Parco nazionale del Gargano, un po’ spettrale; otto personaggi completamente isolati, riuniti per cinque giorni in quel posto, selezionati in funzione del personaggio originale che hanno presentato; le loro storie scritte su un diario e messe insieme, a crearne una unica.
Era questa l’idea di base di “8 corde tese”, un romanzo che più che una storia inventata è una storia reale con personaggi inventati interpretati da persone vere. Un meccanismo che può sembrare incomprensibile, a leggerlo, e che invece è un esperimento letterario molto ben riuscito, al quale ha partecipato anche un tranese, il collaboratore della nostra redazione sport Pasquale Tritta.
Tritta è stato scelto insieme ad altri sette personaggi tra 119 candidati, che hanno risposto alla “sfida editoriale” anche fuori dall’Italia. Ma i personaggi, alla fine del romanzo, sono diventati sette, in quanto uno di loro, naturalmente nella finzione letteraria, è morto, e quindi ha accettato già preliminarmente di non comparire più tra le pagine del romanzo.
A spiegare l’esperimento di “8 corde tese”, Leonardo Losavio, ideatore del progetto, nel corso di un incontro presso la biblioteca comunale di Trani: «È un nuovo meccanismo narrativo, che incuriosisce il lettore, che permette di generare altre storie. In questo romanzo troverete delle persone vere, vive».
“8 corde tese” è «un meccanismo di meta-narrazione che confonde i confini tra realtà e finzione innescando un livello d’immedesimazione più profondo nei confronti del personaggio e del contesto. Non si tratta di scrittura a più mani, ma di un’esperienza in cui i personaggi sono reali e vivono e riportano per iscritto, sotto forma di diario, situazioni ed emozioni reali» si legge nella sinossi.
«Si crea quasi un cortocircuito all’interno di questo contesto, perché, soprattutto quando esci da quel contesto, non riesci a capire il confine tra la realtà e quella che è stata la finzione. Tornato a Trani, ero sconvolto. In tutto ciò, io sono stato uno di quelli che nel momento più importante, dove c’è stato più pathos, ha subito a livello psicologico questa situazione. Sono riuscito a capire che avevo fatto parte di un progetto irreale solo dopo alcune ore dalla chiusura dell’esperimento» ha detto Pasquale Tritta, intervenuto insieme ad altri due autori, Francesco Giordano e Daryoush Francesco Nikzad.
Federica G. Porcelli








