Il Comune di Trani è corso parzialmente ai ripari dopo la trasformazione dell'impalcatura di tutela della facciata della chiesa di San Domenico in un'autentica discarica e cloaca a cielo aperto. Soltanto nei giorni scorsi avevamo puntualmente documentato lo stato di degrado di quei luoghi, utilizzati come orinatoio da molti soggetti ed anche per conferirvi rifiuti di qualsiasi tipo fra i tubi innocenti che tutelano la facciata della chiesa.
Infatti, come è noto, da tre anni il prospetto di San Domenico è oggetto di un intervento di messa in sicurezza per la possibile caduta di calcinacci. Ebbene, per prevenire problemi in danno della pubblica incolumità, il Comune di Trani, proprietario dell'immobile alla pari dell'adiacente ex convento domenicano (oggi sede della casa di reclusione femminile), ha dato incarico ad un'azienda specializzata di installare un'impalcatura che non è il preludio a lavori di restauro ma, semplicemente, lo strumento utile a contenere i distacchi in un'area sicura.
Purtroppo, però, con il passare del tempo quella impalcature si sono prestate ad altro ma, da lunedì scorso, la stessa ditta ha sistemato due grossi pannelli in plastica, con strisce di segnalazione bianche e rosse, che rendono apparentemente inaccessibile la zona dell'impalcatura nei pressi dell'accesso della chiesa, così da dissuadere gli incivili dal proseguire nei soliti intenti, giacché quell'angolo era stato eletto come sempre più frequente orinatoio. Anche la rete stirata lungo il marciapiede è stata raddoppiata con un altro strato di telo rosso forato e così, almeno per il momento, la Chiesa dovrebbe trovare un po' di respiro.
Ma è anche vero che si tratta pur sempre di soluzioni tampone, mentre in realtà ciò di cui avrebbe bisogno San Domenico è un importante intervento di restauro conservativo sia all'esterno, sia all'interno di un luogo che, quando aperto, rappresenta da sempre uno dei più visitati dai turisti perché adiacente la villa comunale e, oltre tutto, ricco di molte tele antiche nonché due copie identiche della sacra sindone, di cui una in bianco e nero e l'altra a colori.
Il rettore della chiesa, don Mimmo De Toma, più volte ha posto in risalto lo stato di degrado complessivo della chiesa, ma finora le risposte si sono limitate a quell'intervento di tutela che, se da una parte ha effettivamente preservato la pubblica incolumità, dall'altra è diventato l'occasione per manifestare ulteriormente l'inciviltà di tanti cittadini.



