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AGGIORNATO. Scontro fra treni, i parenti delle vittime incontrano il procuratore di Trani: impegno comune per fare giustizia

«La manifestazione di oggi era già prevista e, come non bastasse, l’incidente avvenuto ieri (l'altro ieri, ndr) nel basso Salento ha rafforzato la nostra decisione. È importante capire che solo la chiusura delle indagini può cambiare le regole a tutela della sicurezza ed invece, a distanza di undici mesi dalla tragedia, nessuno ascolta le nostre richieste». Così ieri mattina, davanti al Tribunale di Trani, Daniela Castellano, parlando a nome di un gruppo di parenti delle vittime della strage ferroviaria del 12 luglio scorso, fra Andria e Corato, in cui 23 persone persero la vita e 50 rimasero ferite.

A seguito di quella tragedia, 14 soggetti sono iscritti, a vario titolo, nel registro degli indagati. Secondo la Procura di Trani sarebbero state violate le norme sulla sicurezza sul lavoro, in quanto il sistema del blocco telefonico, usato per segnalare la partenza e l'arrivo dei treni, era «obsoleto e insicuro».

E proprio all'indomani della tragedia sfiorata ieri in Salento, lungo il binario unico delle Ferrovie Sudest, la delegazione dell'«Associazione stragi treni in Puglia» ha manifestato con un sit-in davanti al Palazzo di giustizia, chiedendo di parlare con il procuratore facente funzioni, Francesco Giannella, per conoscere aggiornamenti sullo stato delle indagini e sull'eventuale loro chiusura, circostanza che, secondo i manifestanti, segnerebbe una svolta nell'accertamento delle responsabilità.

Nel corso dell'incontro, avvenuto, la delegazione dei familiari è stata rassicurata sull’impegno degli inquirenti, che stanno lavorando ad un'indagine complessa. Dal canto loro i manifestanti hanno inteso sottolineare che il loro sit-in sotto il palazzo di giustizia di Trani non ha voluto significare contestare chi indaga, bensì sollecitare giustizia. Da mesi il comitato denuncia «il fatto che in Puglia, da nord a sud della regione, non c’è sicurezza. Doveva arrivare l’incidente salentino a restituire la parola ai politici - aggiunge Castellano -, ma noi non vogliamo sentire parole, bensì chiediamo fatti». 


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