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VIDEO. La storia artistica di William Tode a palazzo Beltrani. L'artista si racconta e dice: «Lascerò tutto alla Puglia»

William Tode, uno dei più grandi protagonisti dell’arte contemporanea, anzi, come si definisce, «il conservatore» di un periodo artistico, il «testimone» dei grandi del Novecento, ha deciso di lasciare le sue opere alla Puglia. Lo ha detto nel corso della presentazione della mostra “Da Manet a Tode, dal Postimpressionismo al Neorealismo. I grandi maestri del Novecento”, allestita presso il riaperto Palazzo delle Arti Beltrani - Pinacoteca Ivo Scaringi. «Questo patrimonio, non avendo figli, lo lascerò alla vostra terra, a questa antichissima terra, dove questi beni saranno inalienabili – ha detto il Maestro Tode -. Andranno alle generazioni future. Non ho mai venduto un’opera, nemmeno quando morivo di fame. Ho svenduto quadri a mille, duemila lire, ma le opere no. Io sono il conservatore».

William Tode è nato a Gorizia nel 1938. Il rapporto con Trani è sorto quando l’artista era presidente della Biennale internazionale di Bari. Nel capoluogo pugliese, gli sono state dedicate tre mostre in due anni. «Mi hanno parlato di Trani – ha detto Tode, rispondendo alle domande dei cronisti - . Ho detto a Nichi Battaglia (di Madeinpuglia, che gestisce il museo, ndr) che mi sarei affidato alla sua esperienza e che avrei allestito una mostra ancora più grande di quella di Bari. Lì ho esposto solo cinquanta opere, qui c’è tutta la mia storia dal 1946, a oggi».

Tode è stato un artista precocissimo. A soli otto anni, aveva già dipinto, per esempio, “Ritratto del nonno carrettiere”, dedicato al nonno del quale porta il nome, socialista, imprigionato sotto il regno di Umberto I. A quindici anni, un ritratto di sua madre, morta giovane. «Dopo questa morte, sono rimasto veramente solo».

«Qui ci sono quadri esposti per la prima volta, c’è la mia storia di quando da bambino ho cominciato a esporre con i più grandi: Guttuso, Zancanaro, che sono qui accanto a me». Infatti, in questa mostra è possibile vedere anche opere di Ligabue, Manet, Mirò, Modigliani, Renoir, e anche due autografi di Dalì (donati da Giorgia Presen Cicolani).

Dopo la conferenza stampa, della quale scriveremo in altro spazio, Tode, insieme al giornalista e critico d’arte Angelo Calabrese, giunto appositamente a Trani, ha condotto i visitatori tra i corridoi del palazzo, spiegando l’origine di quasi ogni opera.L’artista è stato un fiume in piena, ha raccontato come è nata la sua arte. «Grazie a questa precocità – prosegue Tode - oggi sono il testimone. Questi artisti ormai sono tutti morti, e hanno lasciato nella mia arte un grande vuoto. A casa ho altre 1700 opere». I suoi interessi culturali vanno dalle arti figurative alla letteratura, alla musica classica, all’archeologia. 

«Nonostante non abbia mai preso una laurea sono stato, unico artista della storia, direttore della Galleria degli Uffizi a Firenze e di diverse accademie. Oggi le accademie non insegnano niente, io fui nominato direttore per meritocrazia. Sono stato anche tra i fondatori del Ministero dei Beni culturali».

La mostra sarà inaugurata al pubblico sabato 17 giugno, e fruibile fino a giovedì 31 agosto 2017, visitabile dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18. Si tratta di una prima assoluta.

Federica G. Porcelli


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