«Aspettiamo da mesi un incontro con il direttore generale della Asl Bt, Ottavio Narracci. Sulla sua scrivania ci sono le carte che riguardano il mio caso. Ho bisogno di una protesi nuova, ma costa quasi 40mila euro e non posso permettermela. La Asl copre solo parte della spesa». Così Carlo, un ragazzo di Trani, disabile, sottoposto anni fa ad una amputazione di una gamba e ad un trapianto di cuore, aiutato da Anna Maria Barresi, consigliere comunale di Trani, ci anticipa la sua vicenda personale. Una storia complessa e sfortunata, capitata ad una famiglia, ci dice, «umile e onesta».
Carlo aveva poco più di vent’anni e un lavoro da muratore quando si è sottoposto ad un intervento chirurgico che sarebbe dovuto essere di routine. L’intervento è andato male: arresto cardiaco ed un coma di 15 giorni. Quindici infiniti giorni per la sua famiglia, costretta a vederlo attaccato ad un macchinario, L’Ecmo, Ossigenazione extracorporea a membrana. A seguito di una ulteriore complicazione, a Carlo nel 2013 fu amputata la gamba destra.
Nel febbraio 2013, il ragazzo fu trasportato d’urgenza all’ospedale di Udine “Santa Maria della Misericordia”, in attesa di trapianto. Infatti, solo in Friuli era possibile quel tipo di intervento. «Considero quell’equipe medica un gruppo di angeli» ci ha detto. Nel suo cuore adesso batte quello di una donna morta per emorragia celebrale. Il suo è stato il cinquecentesimo trapianto effettuato nel reparto Cardiochirurgia di quell’ospedale, come ricorda anche una stele posizionata all’esterno dell’ospedale.
Carlo oggi ha 29 anni, è disoccupato, cammina con l’ausilio di una protesi, sostenuto da una stampella: «Mi fa molto male, non riesco a stare molto tempo in piedi. Con il caldo, poi, la situazione peggiora» ci ha detto in merito alla protesi transfemorale modulare temporanea, fornita dal Servizio sanitario nazionale. Poiché trapiantato di cuore, per ottenere delle migliori prestazioni ed una minore fatica nella deambulazione, il Centro ortopedico presso il quale ha montato la protesi gli ha suggerito il “ginocchio a controllo elettronico”, che gli apporterebbe dei vantaggi. «Ma è troppo costoso, costa quasi 40mila euro, e non posso permettermelo» ha detto Carlo. La Asl Bt, che coprirebbe la spesa solo in parte, ha rigettato l’istanza «perché trattasi di presidio non previsto dal tariffario nazionale per la protesica» e «perché trattasi di sostituzione» di una protesi già esistente.
Nel 2015 Carlo ha conosciuto Anna Maria Barresi, consigliere comunale che ha deciso di aiutarlo: «Ho chiamato diverse volte Narracci per avere un incontro con lui, sperando di velocizzare i tempi burocratici per la mia posizione di consigliere comunale. Con la riforma del 2017 del Sistema sanitario nazionale sui Lea, Livelli essenziali di assistenza, il ginocchio elettronico potrebbe rientrare tra le protesi garantite. Aspettiamo sue risposte».
Federica G. Porcelli



