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Scontro fra treni, la superstite di Trani si laurea fra una settimana: «Mi aiuterà a superare il trauma, ma vivo ancora tra paure e sensi di colpa»

Il destino le ha riservato la seduta di laurea a poco più di un anno dalla tragedia cui è scampata. Conseguirà il titolo universitario in Scienze del servizio sociale il prossimo 20 luglio, al termine di una seduta inizialmente prevista lo scorso mese di ottobre ma, inevitabilmente, rinviata per il blocco psicologico di cui fu vittima, e che si sarebbe prolungato ancora a lungo.

Valentina Achille, 24 anni da pochi giorni, lo scorso 12 luglio era sul treno della Ferrotranviaria, partito da Bari e diretto a Barletta, che si scontrò intorno alle 11 con quello proveniente dalla parte opposta: bilancio, 23 morti e 50 feriti. Lei sarebbe dovuta scendere ad Andria, attesa dal fidanzato, Pietro, con cui aveva scattato una foto a Trani, di primo mattino, prima di recarsi da sola a Bari con un regionale di Trenitalia.

DALLA PRIMA ALLA TERZA CARROZZA

Su quel treno Valentina non sarebbe mai dovuta salire. A Bari, alle 8.30, avrebbe dovuto conferire con la relatrice della tesi, di cui le aveva pochi giorni prima consegnato il primo capitolo. Ma la docente si era presentata in ritardo all'appuntamento ed a quel punto, non essendoci più treni disponibili da Bari a Trani, lungo la rete di Trenitalia, fino a mezzogiorno, Valentina scelse di ripiegare sulla Ferrotranviaria, da lei altrettanto frequentemente utilizzata, salendo sul primo convoglio utile intorno alle 10.30.

E proprio lì, al capolinea di Bari, ci sarebbe stato l'appuntamento con il destino a lei propizio: «I controllori mi avevano sempre consigliato di viaggiare nella prima carrozza, perché solitamente le ragazze che si trovano da sole è meglio che stiano lì. Ma quella mattina - ricorda Valentina - non avevo voglia di camminare e salii dalla prima porta che mi si parò davanti: era la terza carrozza, sarebbe stata la mia salvezza».

L'IMPATTO, LA CONFUSIONE, L'ATTESA DEI SOCCORSI

Del momento dell'impatto Valentina ricorda quasi tutto: «Ero intenta a smanettare sul telefonino, ascoltando musica e messaggiando. All'improvviso un rumore sordo, gli occhiali che volarono via ed io che urtai il tavolino e rimbalzai all'indietro. Mi affannai alla ricerca della montatura, senza la quale la mia vista è deficitaria. Una volta trovati e rimessami gli occhiali, capii che era successo qualcosa di grave, ma pensai più ad un attentato che ad uno scontro fra treni. Intorno a me vedevo confusione, ma c'era un ragazzo, Valerio (un soccorritore del 118 casualmente presente in treno, ndr) che ci diceva di stare tranquilli. Scendemmo dalla parte opposta rispetto al campo degli ulivi e fu quello il motivo per cui non vedemmo quasi nulla di quelle scene strazianti. Intravidi solo il corpo di una vittima, richiamata dalle urla di un'altra ragazza, ma uscimmo dal treno velocemente senza neanche renderci conto di cosa stesse accadendo. Percepivo che le vere difficoltà le stessero avendo i soccorritori nel trovarci. Il mio ragazzo, cui avevo comunicato dell'incidente, a sua volta inseguiva a vuoto con la sua auto le ambulanze che non trovavano il luogo: attendemmo oltre mezz'ora per vedere i primi soccorsi».

LE CONSEGUENZE OGGI

A seguito di quell'impatto, Valentina riportò la frattura di alcune costole, un ematoma al pancreas ed otto punti di sutura al mento. Oggi le conseguenze di quell'incidente sono parzialmente fisiche e, prevalentemente, mentali. La ragazza accusa problemi alla schiena ed dalle gambe ma, soprattutto, sta tuttora compiendo un percorso di recupero psicologico presso il Centro di salute mentale di Trani, assistita dalla dottoressa Maria Dell'Olio. Allo stato, la ragazza non ha ancora percepito alcun risarcimento economico.

IL «SENSO DI COLPA DEL SOPRAVVISSUTO»

Nonostante la materia oggetto degli studi universitari rivesta un campo abbastanza omologo a quello di chi ha prestato assistenza alle vittime dell'incidente, Valentina il trauma lo porta con sé in maniera ancora evidente: «Vivo il presente tra i flashback del passato e la paura di quello che potrà succedere nel futuro. Avverto il senso di colpa del sopravvissuto - confessa -, e penso che io e Iolanda, per esempio, eravamo entrambe dirette ad Andria verso i nostri fidanzati, ma io mi sono salvata e lei no, e questo quasi non me lo perdono».

IL MUTUO CONFORTO

Da allora Valentina non ha più preso il treno: «Ci avevo provato una volta, ma, dopo avere obliterato, cambiai idea. Mi fido soltanto di Pietro quando sto con lui in auto, perché siamo soltanto in due e, nonostante tutto, vivo sempre con la paura che accada qualcosa». Nel frattempo, Valentina ha stretto una profonda amicizia con genitori, familiari ed amici di Gabriele, Alessandra e della citata Iolanda, tre delle giovani vittime di Andria: «Ci facciamo coraggio a vicenda e questo ci aiuta molto ma, in fondo ci sentiamo tutti vittime di quello che è accaduto un anno fa».

LE DEDICHE SULLA TESI

La docente che discuterà la tesi con Valentina, Roberta Santoro, è stata a sua volta molto vicina alla candidata, comprendendone dramma e disagio e venendole incontro in tutti i modi. Quella del 20 luglio sarà, probabilmente, la data non soltanto di una meritata pergamena, ma di un riscatto psicologico che a Valentina cambi nuovamente la vita, mettendosi davvero alle spalle i ricordi più brutti. La tesi è dedicata al compianto papà, Domenico, «la mia stella polare» e, senza aggiungere altro, semplicemente «alle vittime del 12 luglio 2016».


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