Alessandro torna in Puglia vent'anni dopo e la ritrova esattamente come vent'anni prima. Forse anche un tantino peggiorata: la fontana pubblica nella piazza del paese non eroga più acqua; il sindaco fa sempre più promesse senza senso; il mafioso intercetta soldi per sé con il pretesto della festa patronale.
Nel complesso, si avverte un clima apparentemente uguale, ma sostanzialmente diverso rispetto a come si era lasciato il posto in cui si era nati. E lo stesso protagonista fa sapere che resterà un mese, poi andrà di nuovo via. Alla fine, però, l'amore per la propria terra prevale su tutto, e l'inno di gioia che lo spettacolo sprigiona ne è la degna conclusione.
«Terra mia», scritto e diretto da Marco Colonna e portato in scena dagli ospiti e operatori del Centro Jobel, ha rappresentato l'ennesimo, perfetto esempio di piena integrazione tra chi vive un disagio e chi lavora per attenuarlo.
Sul palcoscenico dello stesso centro di via Di Vittorio, nel secondo spettacolo fuori concorso de «Il giullare, festival nazionale contro tutte le barriere», che inizierà ufficialmente lunedì prossimo, 17 luglio, sempre al Jobel, si sono vissuti momenti di comicità e riflessione allo stesso tempo, tra le più belle e genuine immagini di una Puglia d'altri tempi (fatta di donne che lavorano la pasta per strada, uomini che sbattono i polpi, i tavolini del bar all'aperto) ed una Puglia contemporanea che fa fatica a stare al passo con i tempi che cambiano e mostra qualche difetto di troppo.
Colonna, grazie a scelte teatrali e musicali impeccabili e, soprattutto, all'estro di Alessandro Falconeri, ospite del Jobel che, non da oggi, mostra di avere veramente una marcia in più ed essere l'alter ego del regista sulle tavole del palcoscenico, regala al pubblico uno spettacolo intenso, vivace, apparentemente leggero ma sostanzialmente impegnato, perché mostra davvero pregi e difetti di una terra che nessun pugliese, forse, conosce davvero come e quanto dovrebbe.
Paradossalmente, l'unico e vero limite dello spettacolo sta nel fatto che, proprio perché realizzato a Trani, peraltro, nella struttura che ospita il Giullare, non potrà mai concorrere con gli altri provenienti da ogni parte d'Italia: per avere fortuna, dovrà andarsela a cercare in altri festival, «ma - taglia corto il regista - noi abbiamo vinto già così».
Di certo, bravo Colonna soprattutto nella perfetta integrazione tra ospiti e operatori, al punto da non comprendere più chi siano i primi (persone con disagio mentale ospiti anche del solo centro diurno) e chi i secondi. Bella l'idea del flashback sul passato, piacevoli gli intrattenimenti danzanti, soprattutto quelli al ritmo di pizzica. Ed anche quando lo spettacolo sembra sconfini, con un chiaro riferimento alla mafia siciliana dettato dal sottofondo del Padrino, il marchio pugliese resta fortemente impresso tenendo conto del fatto che quella musica fu scritta dal grande Nino Rota.
E adesso, spazio al festival competitivo ed alla magia del teatro che azzera le diversità o, almeno, prova a ridurle il più possibile: da lunedì prossimo, Trani torna capitale del superamento dei pregiudizi.












