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«Mafia, mafiosità e antimafia»: Oliveri del Castillo parla di tutto, ma dribbla la Procura di Trani: «Spiacente, niente gossip»

Un minuto di raccoglimento per Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, prima di iniziare. Poi, subito dopo, Roberto Oliveri del Castillo smorza l'entusiasmo del pubblico anticipando che «chi cercherà il gossip resterà deluso».

Così l'autore del libro «Frammenti di storie semplici», che parla di veleni di una generica procura ma sembrerebbe proprio si riferisca a quella di Trani, in cui aveva svolto il ruolo di Giudice per le indagini preliminari.

Il volume, in ogni caso presente, ricercato e massicciamente venduto, è diventato così marginale rispetto al tema affrontato nel corso della conversazione tenuta in occasione di «Stranincontri», ieri sera in via Mario Pagano, organizzata dal presidio Libera di Trani.

Del Castillo ha dribblato completamente il suo libro e si è soffermato su rapporto tra mafia e mafiosità: «Da quando faccio il giudice per le indagini preliminari dico sempre che è come usare una schiumarola per togliere la patina e collocarla altrove - ha esordito il magistrato -. Ma in quel contesto nel quale intervengo, quella patina già si riforma: perché? Perché c'è un fuoco sotto che alimenta la pentola e, finché non verrà eliminato quel fuoco, non c'è nulla da fare: la patina si può togliere solo se si evita la penetrazione all'interno delle istituzioni».

Dalle considerazioni di carattere generale ai due magistrati siciliani il passo è breve: «Borsellino ebbe dei contrasti con il procuratore di un'altro ufficio,  che aveva detto ai suoi uomini "non date fastidio". E quello stesso procuratore diceva "io sto da tanti anni a Trapani e non mi è mai successo niente". Questo accadeva il 1mo luglio, pochi giorni prima che Borsellino venisse ucciso. Quindi, per me, la mancanza di contrasto alla illegalità amministrativa politica e mafiosa è anche nel tribunale. Non esiste un tribunale che fa il forte con la mafia e non fa lo stesso con i colletti bianchi. Fate attenzione a distinguere tra antimafia e antimafia perché, con i miei venticinque anni di esperienza, dico che c'è un'antimafia di maniera, retorica, che fa i dibattiti e mostra le medagliette, ed una fatta di persone operano con vera coscienza, moralità e concretezza. E Borsellino diceva: "Io non sono solo un giudice, sono anche un testimone"».


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