Monsignor Giovan Battista Pichierri è stato certamente il vescovo delle vocazioni, ma sarà ricordato, anche, come il presule del dialogo e della corretta informazione. Non è un caso che, sotto la sua egida, la festa di San Francesco di Sales, patrono della categoria dei giornalisti, abbia assunto un ruolo consono all'importanza della figura del gran comunicatore della Chiesa. E soprattutto, proprio grazie all'opera dell'arcivescovo, di cui oggi si celebrano le esequie, l'Istituto superiore di scienze religiose di Trani da tre anni è diventato sede fissa di appuntamenti per la formazione professionale continua ed obbligatoria dell'Ordine dei giornalisti di Puglia.
Il presidente, Valentino Losito esprime allo stesso tempo «dolore per la scomparsa del vescovo, ma anche profonda gratitudine per la disponibilità e l'apertura mostrata nei confronti della categoria dei giornalisti e dell'ordine professionale che rappresento. Da aprile 2014 - ricorda - l'Istituto di piazza Cesare Battisti ci ha aperto le porte, consentendoci di realizzare numerosi eventi formativi che stanno consentendo ai colleghi di approfondire tematiche legate al rapporto tra il mondo della Chiesa e quello dell'informazione, oltre molti altri argomenti connessi».
Peraltro, da sempre monsignor Giovan Battista Pichierri è stato il fautore di un'informazione sobria e rispettosa, oltre che della verità, della persona. «Al clamore si opponga il valore del silenzio - disse durante l'omelia del San Francesco di Sales del 24 gennaio 2012, a Trani -. L’informazione riparta dall’ascolto e dalla riflessione, rifuggendo lo scandalismo e raccontando la verità». Ebbene, l’arcivescovo di Trani, citando anche e soprattutto il Santo Padre di quell'epoca, Benedetto XVI, si soffermava su «un silenzio che dice attenzione, coinvolgimento, desiderio di accogliere e recepire per dare la vera comunicazione».
Ma l’affermazione del valore del silenzio, quantunque sacrosanta, come può conciliarsi con i ritmi attuali dell’’informazione? «Il comunicatore deve essere innanzi tutto se stesso - rispondeva il presule a margine della santa messa -, esercitare la sua professionalità e tenere presente che egli interpreta, non crea. E allora, ecco l’importanza del silenzio inteso come ascolto attento e profondo, e che permette una comunicazione sobria, vera, chiara, esaustiva».

