Per Legambiente, la provincia di Barletta-Andria-Trani è quella con il minor numero di infrazioni dal punto di vista ambientale. Il dato, però, è incompleto perché, a rilevarle, sono stati soltanto la Capitaneria di porto ed il Corpo forestale dello Stato, mentre mancano all'appello i rapporti dei carabinieri del Nucleo di tutela ambientale
Alla luce di questa fotografia parziale, che nasce proprio dall'attività delle forze dell'ordine, la Bat si piazza all'ultimo posto, figurando quindi come provincia virtuosa, in una classifica guidata da Foggia (che fa annoverare ben 523 infrazioni), Lecce (492), Bari (433), Taranto (331), Brindisi (206). È quanto si rileva a margine della presentazione del «Rapporto ecomafia 2017» di Legambiente, presentato nei giorni scorsi e che pone la Puglia, con 2339 infrazioni accertate, al terzo posto nella classifica generale nazionale dell'illegalità ambientale, nonché prima regione per numero di arresti.
Peraltro, i dati specifici relativi alla provincia di Barletta-Andria-Trani parlano, in totale sovrapposizione con il dato complessivo, di 131 denunce da parte della Guardia costiera e 24 per mano dei forestali, mentre i sequestri sono stati, rispettivamente, 29 e 12 e non si è verificato neanche un arresto.
I casi principali su cui le forze dell'ordine sono intervenute con provvedimenti restrittivi hanno riguardato, nel caso della Capitaneria di porto, fenomeni di abusivismo che vanno dagli scarichi in mare alle edificazioni non conformi alle leggi. Invece, per quanto concerne il Corpo forestale dello Stato, le tipologie riguardano violazioni in tema di coltivazione di cave nel territorio del Parco dell'Alta Murgia, nonché irregolarità nella filiera agroalimentare.
Di certo, l'assenza dei dati dei carabinieri rende sicuramente non veritiero il rapporto del nord barese, ma è probabile che la nostra provincia, anche con i numeri dell'Arma, si sarebbe mantenuta ugualmente all'ultimo posto per la classifica dei reati, e quindi sarebbe risultata in ogni caso la più virtuosa.
Ciononostante, le criticità restano tutte. Non è un caso che le questioni aperte della Timac, a Barletta, e soprattutto, della discarica di Trani, giusto per citare i due casi più eclatanti ed al centro di provvedimenti cautelari della magistratura ed ordinanze delle autorità amministrative, indichino quanto lavoro ci sia ancora da compiere.
Alla Timac è tuttora vigente un sequestro (con facoltà d'uso) disposto dalla Procura di Trani oltre un anno fa, precisamente il 14 giugno 2016. Le opere di messa in sicurezza sono in corso di realizzazione e dovranno passare al vaglio della stessa autorità giudiziaria per l'eventuale revoca della misura cautelare.
A Trani la discarica è stata dissequestrata già da molti mesi, ma il procedimento per disastro ambientale è aperto a carico di una ventina di soggetti, mentre il sindaco ha ordinato la chiusura del sito non prima della sua messa in sicurezza e bonifica: allo stato, si è proceduto alla copertura parziale di primo e secondo lotto ed all'avvio delle operazioni di caratterizzazione, propedeutiche alla messa in sicurezza.
Va da sé che quanto riportato rappresenti l'evidente spia di un disagio che andrebbe ben oltre le operazioni periodicamente condotte e messe a segno dalle forze dell'ordine. E farebbero della Bat non certo una terra dei fuochi, ma neanche una presunta isola felice che i dati parziali disponibili tenderebbero a dipingere.
